Biancaneve, la ghiandola pineale e i nano-rettili (è arrivato l’ottavo nano … eccolo)

Il Matto Arcani Maggiori

Il sottotitolo che ho scelto (forse irrispettoso e vagamente feroce) m’è parso perfetto per descrivere almeno un aspetto del sorprendente rapporto che potrebbe esistere fra Biancaneve e la ghiandola pineale perché sembra (dico sembra) esserci un aspetto misterioso e nascosto, teso a legare queste due singolari istanze.

C’è qualcosa di pretestuoso in tutto ciò? Chi ha stabilito che i nani dovrebbero essere sette in luogo di otto, ovvero di sei? Voglio dire, la favola è quella lì ed è talmente potente che se chi l’ha partorita ha detto che i nani dovevano essere sette, perbacco, avrà avuto più di un valido motivo per affermarlo con tanta forza.

Sette nani attorno a una creatura meravigliosa, distesa immobile dentro una teca di cristallo. Ogni sera, al ritorno dal lavoro nella miniera e dopo una cena frugale, i nani si riuniscono attorno alla teca e, anche se ormai non piangono più, passano le serate vicini a quel corpo immobile, sbirciandone di tanto in tanto e di nascosto il volto magnifico e tanto amato. Ci sperano ancora.

Ero determinato ad affrontare di petto l’argomento ma, poi, mi son reso conto che non avrei potuto fare a meno di cedere alla digressione. Sarò punito per questo, ne sono consapevole. Tuttavia, se la tesi vuol essere quella che vede la vicenda di Biancaneve come metafora di quanto accade alla nostra preziosa ghiandola già nel corso della fase iniziale della nostra vita, allora i pericoli legati alle tentazioni digressive potrebbero essere l’ultima delle mie preoccupazioni.

Insomma, la vicenda di Biancaneve conosce tre stagioni, anzi, quattro. L’inizio, durante il quale la sua bellezza toglie il fiato al mondo e minaccia il fegato della regina. La fuga in costanza della quale la bellezza è vieppiù celata dentro il bosco. La morte (apparente) dove non c’è che silenzio e immobilità. Il risveglio, la parte più misteriosa e, probabilmente, indescrivibile poiché la favola, lì, si pianta.

Ecco, la pineale percorre la medesima strada.

Inizio (0-12 anni).

Pineale fluida e conseguente libertà di percezione. Grazie a questo, il bambino vive costantemente in un mondo magico. Ciò, però, attrae l’attenzione malevola del Centro Rettile che comincia a progettare il suo attacco tramite la sessualità, la mela avvelenata. Ed è effettivamente il sesso, che esplode alla fine della preadolescenza, a dare inizio alla calcificazione della ghiandola.

Se ricordate, nella favola, prima della mela, Grimilde (Evil Queen) ci prova con un pettine che, a livello simbolico, rappresenta bene il tentativo di “mettere ordine” nel disordinato modo di percepire caratteristico dell’infanzia. In quell’occasione, la pineale è salvata dai nani, ossia da creature fantastiche che simboleggiano la forza con la quale la totalità psichica si oppone al cambiamento indotto dal rettile. Nel titolo ho usato la definizione “nano-rettili” giacché, paradossalmente, promanano anch’essi dal rettile. L’unica differenza consiste nel fatto che sono generati con l’ausilio della sola parte prometeica di noi (Rosso, vedi la Teoria dei Campi Psichici) e, in conseguenza di ciò, lavorano per portare l’individuo oltre i propri limiti percettivi.

Due parole, quindi, sul numero sette l’importanza del quale, a livello simbolico ovviamente, è enorme. Lo troviamo ovunque. I giorni della settimana, le note musicali, i chakra, i peccati capitali, le virtù (tre teologali più quattro cardinali), i bracci del candelabro ebraico (Menorah, מנורה), gli attributi fondamentali di Allah, le pleiadi, i metalli in alchimia, i sigilli dell’Apocalisse … potremmo proseguire a lungo. Il punto è che quando l’inconscio vuole rappresentare qualcosa di completo e potente, qualcosa che disponga non solo di equilibrio ma anche di proprietà dinamiche eccezionali capaci di unire il mondo visibile e quello invisibile, usa il numero sette.

Così, il sette rappresenta ciò che dentro di noi è la cinghia di trasmissione con il mondo della magia. Quel mondo che quando eravamo bambini conoscevamo tanto bene e che quella stronza di Evil Queen ci ha strappato in apparenza definitivamente.

Fuga (adolescenza).

Secondo uno studio americano, invero piuttosto datato, il 40% dei ragazzi sotto i 17 anni avrebbe calcificazioni pineali. Quanto questo possa essere vero è relativamente importante perché il dato che c’interessa rilevare è che durante l’adolescenza la calcificazione della ghiandola pineale progredisce vieppiù e questo spiega bene la crescente anchilosi della motilità percettiva. In altre parole, spiega bene il c.d. processo di maturazione.

Morte (età matura).

Alle soglie dell’età adulta, la pineale è un sassolino e la sua attività si limita alle ore notturne, quando la coscienza è sopita. E’ la maturità dell’uomo, anni durante i quali i nano-rettili piangono Biancaneve e i meravigliosi doni che era solita donare loro. Questo pianto è ciò che a volte ci capita di avvertire quando siamo sollecitati da un’informazione inattesa, un suono sconosciuto, un nome, un colore, un paesaggio. Qualcosa che ha il potere di riportarci all’infanzia, a quella capacità di andare oltre, quando tutto quel che pensavamo diventava reale.

Risveglio.

Esiste una leggenda sul punto che vorrebbe far coincidere questo istante con la morte fisica. In tal caso, il principe sarebbe la morte stessa, almeno la parte statica. Il bacio, ovviamente, quella dinamica. Secondo tale leggenda, poco prima della morte la pineale si risveglierebbe, cominciando a produrre enormi quantità di dimetiltriptamina (DMT). Francamente, non saprei che pensare a riguardo anche perché mai nessuno è tornato a rendercene testimonianza diretta.

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