Stato Terzo ed Eversione

Ieri mi è accaduto di “postare” alcune considerazioni su Facebook riguardanti gli stati di Coscienza noti come Uno e Dualità. Considerazioni seguite da un riferimento preciso a ciò che altrove (Teologia della Liberazione e Keter) ho definito rispettivamente Danza Folle e Stato Terzo. Ecco, l’articolo nasce dalla reazione di alcuni utenti. In particolare, dalla confusione che ho rilevato farla da padrone nelle loro personali descrizioni.

Non m’interessa riportare le discussioni. M’interessa un livello d’analisi più generale e che riguarda quella che potrebbe essere l’autentica, profonda rivoluzione generata da un concetto come lo Stato Terzo. Un livello d’eversione che ha a che fare con il modo con il quale l’uomo, almeno sino a oggi, ha pensato se stesso all’interno di tutto ciò che riteniamo possa esistere. Quel che, infatti, è emerso dalle descrizioni degli utenti di FB è stata un’impostazione fondamentale, uguale per tutti, a prescindere dal contenuto delle rispettive descrizioni. Un’impostazione che, piuttosto ovviamente, ha a che fare con “dio” e con il ruolo che quest’oggetto ha ricoperto nel sistema durante i millenni trascorsi dal primo sorgere della consapevolezza.

Sin da quel primo istante, infatti, l’uomo ha avuto, a livello mentale, uno scopo unico e cogente: fuggire da se stesso per la paura scatenata in lui dalla percezione del proprio potere creativo. E questo è stato fatto semplicemente delegando quel medesimo potere a qualcosa d’altro, qualcosa di talmente grande e assoluto da poter essere definito, senza alcun pericolo per la tenuta del sistema, onnipotente.

Da allora e per circa 35000 anni, “dio” ha sempre fatto la parte del leone, svolgendo alla perfezione il compito che gli era stato assegnato e dando, così, all’uomo la possibilità di coltivare un’immagine di sé fortemente limitata. Un’immagine che restituiva con evidenza assoluta la “verità” che il creato era qualcosa di talmente grande e potente che doveva assolutamente essere stato generato da “dio”.

Da quel decisivo istante, quindi, l’uomo ha continuato a descrivere se stesso come qualcosa di privo di qualunque potere, qualcosa di veramente piccolo e insignificante. Anzi, tale descrizione con il passare delle epoche s’è fatta sempre più stringente e, con l’avvento del razionalismo e soprattutto del darwinismo al suo interno, addirittura devastante, togliendo all’idea di uomo anche la residua dignità che era riuscita a sopravvivere grazie al concetto di anima. Al punto che oggi, per molti di noi l’uomo non è altro che una scimmia parlante.

Perché, sì … molto meglio essere una scimmia parlante che il creatore di tutto questo, perché io non posso essere responsabile del male che farcisce ogni aspetto dell’esistenza, soprattutto non posso essere responsabile di aver creato qualcosa che non capisco per nulla.

È questo lo zoccolo duro contro il quale cozza la gran parte dei viventi.

Il razionalismo ha fatto a pezzi “dio”. Tuttavia e se si esclude l’unica eccezione rappresentata dal c.d. nagualismo, questa devastazione non ha dato nulla in cambio, lasciando l’uomo, soprattutto quello occidentale, in uno stato di assoluta orfanezza spirituale e, nello stesso tempo, ancora prigioniero di quest’antichissimo pattern.

Il risultato concreto di tale stato di cose è che, nonostante l’uomo sia ormai senza “dio”, anche quando trova il coraggio di guardare oltre se stesso, quel che vede è ancora “dio”, il quale ha solo cambiato nome perché adesso si chiama “tutto” o “assoluto” o “amore universale” o “uno”. Oppure in altri diecimila modi bizzarri. Mentre l’uomo stesso è qui per “sperimentare” o per “perfezionare l’amore” o per qualunque altra cosa che comunque lo vede come creatura incidentale, promanante da quel “tutto”, al quale è necessario tornare ma del quale nulla si conosce perché non proferisce mai parola. Eppure tu devi credere che il “tutto” ti ama oltre ogni dire e che è pronto ad accoglierti. Eccheduepalle, vah emotic02

Anche perché, chi non è su questa linea d’onda, è messo anche peggio. O è un razionalista a tutto tondo che finge di bearsi dell’atroce prospettiva di finire la sua esistenza divorato dai vermi, oppure è uno che ha spento del tutto il cervello, scegliendo il sonno profondo (infine, forse, l’unico modo davvero smart per vivere un’esistenza priva di speranza).

Ecco, in questo panorama desolato e desolante, lo Stato Terzo, poiché scopo trascendente, si pone in modo eversivo giacché cambia drammaticamente la prospettiva sopra descritta. Non mi riferisco alla consapevolezza che solo la Coscienza è reale, mentre tutto il resto è virtuale poiché questo è uno step già raggiunto dalla mente collettiva all’inizio del novecento, con l’avvento della fisica quantistica, e superato nel corso dello stesso secolo grazie a una rielaborazione che è avvenuta su più livelli (e che non tratto qui).

Quel che voglio significare, invece, è un profondo, totale mutamento di prospettiva grazie al quale l’uomo esce dalla condizione di creatura infima e perennemente sotto lo scacco del senso di colpa e si riappropria del suo vero ruolo di creatore del Multiverso assumendone, anche, ogni relativa responsabilità.

Si tratta, infine, di smetterla con l’antichissimo strazio dell’uomo come creatura minuscola, indifesa e bisognosa di un “dio” che lo protegga e lo salvi per trasferire se stessi in una dimensione realmente eroica, potente e responsabile. Una dimensione nella quale siamo consapevoli di essere protagonisti di una scommessa la cui sorte è ancora incerta. Dobbiamo percepire la qualità unica della nostra consapevolezza, la quale è molto ben definibile come dinamica (grazie al plotter attentivo), ossia una consapevolezza che si è specializzata nell’arte di descrivere la Dualità! Questa, soprattutto agli albori della creazione, è una qualità che manca quasi del tutto alla Coscienza Creatrice. Mentre, con il procedere della linea spazio-temporale, tale qualità espande sino a trovare, nella forma umana, la sua massima espressione. Per questo e a buon diritto, possiamo dire di noi stessi d’essere Coscienza Creatrice, solo con qualcosa in più: con la consapevolezza dinamica che a quella manca. Così:

  • La Coscienza Creatrice crea tutto ciò che esiste (il Multiverso);
  • Grazie alla consapevolezza dinamica siamo noi a sostenere e modellare la creazione descrivendola continuamente;
  • Non esiste alcun luogo trascendentale e perfetto al quale tornare perché sia l’Uno, sia la Dualità sono fonte di sofferenza per la Coscienza Creatrice; l’Uno perché luogo di staticità e solitudine, la Dualità per la sua incomprensibilità;
  • L’uomo, quindi, esiste come work in progress o, se preferite, come una scommessa in atto e della quale non sono note le probabilità di riuscita. Tale scommessa vede impegnato un manipolo di consapevolezze (perché di più non potranno essere) nella ricerca della soluzione all’unico problema esistente: raggiungere lo Stato Terzo, ossia quello stato di Coscienza nel quale ogni cosa è del tutto descrivibile (quindi, la molteplicità è mantenuta) e, allo stesso tempo, perfettamente comprensibile (quindi, il senso di colpa è assente).
  • Considerata l’enormità della sofferenza a livello di Coscienza Creatrice, è sensato ipotizzare che esistano altre n creazioni nelle quali è in atto la medesima scommessa.
  • È, altresì, sensato ipotizzare che nessuna di queste scommesse sia ancora stata vinta, viceversa noi non esisteremmo, almeno non in questa condizione.

Ecco, in termini molto semplici e diretti, questo è il messaggio veicolato dal Filo del Rasoio. A voi decidere se la cosa vi può interessare o no.

Per i dettagli, non dovete fare altro che accedere alla sezione download e prendere tutto quel che c’è.

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