Manipolazione e complottismo

Totò e gli alieni

C‘è qualcosa che non torna in quest’inizio del Terzo Millennio. Qualcosa che puzza d’imbroglio al pari di un panchettino, fuori la stazione ferroviaria di una grande città, con un tizio seduto che impugna un mazzo di carte, circondato da tre o quattro persone, apparentemente interessate a quel che sta facendo.

Per più di settant’anni, qualsiasi governo ha negato, spesso ridicolizzandolo il fenomeno UFO. Ora, le cose stanno inaspettatamente prendendo una piega diversa. In modo silente e surrettizio, alcune agenzie governative, NASA in testa, hanno cominciato a far circolare materiale “sporco” usando lo stile del tizio che lancia il sasso e, poi, nasconde il braccio (per “sporco”, intendo materiale ambiguo, foto e/o filmati che contengono pixel di forme allusive o anche evidenti ma del tutto prive di commento).

Questo, se sta galvanizzando gli appassionati di mezzo mondo, viceversa e a mio modesto avviso, è qualcosa che dovrebbe indurre le persone a riflettere. Alcuni esempi, che ritengo splendidi.

Nel dicembre 2015, L’Huffigton Post pubblica un articoletto curioso (http://ow.ly/ZoXhg) e che esordisce in questo modo:

Un gruppo di cacciatori di Ufo accusa la Nasa di nascondere i resti archeologici di un’antica civiltà marziana. Ma non è un’accusa campata per aria: ad avvalorare la loro tesi, riporta il Daily Mail, ci sono foto e video, tutti provenienti dalla stessa agenzia spaziale americana, quindi vere.

Credo sia facile vedere il paradosso espresso dal capoverso. Quale senso può avere che la NASA, intendendo nascondere qualcosa, pubblichi materiale in grado di svelare quello stesso segreto? Per quale motivo dovrebbe rilasciare queste immagini? Alla NASA sono distratti? Oppure, più malignamente, si tratta di un “rilascio” voluto e, quindi, pilotato (non è noto quanto consapevolmente) da ufologi e media ai quali, per essere assolutamente certi che la notizia abbia l’impatto desiderato, è affidata la cura del marketing?

Stessa cosa qui: http://ow.ly/ZsRTK (con immagini catturate dal Deep Space Network) dove, come da copione, la NASA rilascia e tace e gli ufologi (assieme ai media) urlano al mondo che si tratta di un UFO di 70 metri in orbita attorno a un asteroide. Anche qui l’agenzia è stata distratta? Oppure, anche qui, c’è in atto un bel teatrino?

Per non parlare del complottismo pilotato, quello dei personaggi sempre molto ben informati poiché in contatto con fonti sempre molto nascoste e privilegiate, gole profonde che riferiscono solamente a loro dei segreti inconfessabili. Un esempio su tutti: David Icke, il campione incontrastato del complottismo. Ex calciatore, ex giornalista e complottista a tempo pieno che non fa un cippa lippa tutto il giorno, ma che ha denaro per essere ovunque e informazioni che nessun altro al mondo possiede.

Potrei continuare perché gli esempi sono numerosi e quasi tutti costruiti sul medesimo pattern, soprattutto in ambito ufologico: la NASA o qualche altra agenzia rilascia immagini ambigue e tace, mentre gli ufologi, i complottisti e i media strepitano per far viaggiare l’informazione intorno al globo.

Posso dire che ci avete scamosciato gli zebedei? Non ce la vogliamo comprare la Fontana di Trevi! Sì, perché a furia di reiterare il giochino, uno comincia a farsi delle domande e, di conseguenza, a paventare delle possibili risposte.

Manipolazione e complottismo

Io non lo so se gli Illuminati hanno un’esistenza reale. Tuttavia, quel che so è che se questi giannizzeri esistono, allora sono con certezza i protagonisti del più grande, disastroso, drammatico fallimento dell’intera storia dell’umanità.

Gli Illuminati di Baviera o Ordine degli Illuminati è il nome di una società segreta fondata in Baviera da Johann Adam Weishaupt nel diciottesimo secolo con l’intento di surrogare la massoneria o di porsi, in ogni caso, come scelta a essa. Ovviamente, trattandosi di società segreta, le informazioni a riguardo non sono tantissime. Tuttavia, ciò è relativamente poco importante giacché il precedente davvero interessante è costituito da Comenius alias Amos Komenský (1592-1670), un pedagogo gnostico che offre, già all’epoca e tramite i suoi scritti, un esempio di pensiero mondialista, ancorché ristretto al sapere e al suo insegnamento, per il quale Comenius stesso prospetta un controllo rigidamente gerarchico e, appunto, mondiale.

Sotto questo profilo, Comenius, coevo di Cartesio (1596-1650), potrebbe benissimo incarnare l’aspetto teleologico della c.d epoca dei lumi, laddove il matematico francese ne costituisce senza dubbio il fondamento strutturale. Perciò e in termini strettamente psicologici, potrebbe avere un senso rilevare già nell’impianto di Comenius l’impronta del centro rettile il quale, quindi, sembrerebbe portare molto presto quel pensatore dentro la consapevolezza dell’enorme potere che l’impianto razionalista, che proprio in quel frangente storico nasce e si afferma, ha in sé. Parliamo ovviamente di potere sulla materia, qualcosa che per il rettile, determinato in modo assoluto dalla coazione a sopravvivere, è semplicemente irresistibile.

Sotto questo profilo, quindi, l’intera storia manipolativa successiva (dagli illuminati, alla massoneria, alle società segrete, alle forme moderne di manipolazione rappresentate dal potere mediatico, da quello bancario e finanziario, sino allo stesso complottismo) a mio avviso è la manifestazione di un dramma tutto interno al razionalismo. Un dramma vero, del quale possiamo apprezzare ogni aspetto, intrecciato com’è alle nostre singole esistenze.

Un dramma, a ben guardare, necessitato dalla delegittimazione profonda che il razionalismo opera nei confronti dell’idea stessa di “dio” perché se è vero che la furia nichilista si scatena solo fra ottocento e novecento, a me pare altrettanto vero che quando, al tempo di Cartesio, la mente razionale sale al trono del mondo, tale delegittimazione avviene sic et simpliciter, così e semplicemente, lasciando i singoli individui in uno stato di totale e immediata orfanezza “spirituale”. Certo, ci vorranno altri tre secoli perché l’inerzia psichica legata all’antica impostazione si esaurisca, tuttavia e già nel settecento i prodromi di ciò sono visibili nella progressiva crescita di due fenomeni:

  • La tecnologia che entra sempre più nel ruolo che “dio” e tutto l’armamentario religioso aveva svolto nel sistema sino a poco prima;
  • L’espandersi, nella consapevolezza della c.d. classe dominante, del desiderio di mondialismo che si connota sempre più come una reale inflazione psichica e che, in termini concreti, fa della manipolazione delle coscienze necessariamente la sua prima scelta.

Accade, così, che la tecnologia da una parte offra alle masse un immediato effetto compensativo rispetto all’insicurezza e alla precarietà indotte dalla paura della morte, mentre dall’altra ponga la classe dominante in una posizione di potere crescente in termini di reale capacità di controllo sociale.

Questo è un punto molto importante, cablato com’è sull’affermazione, fatta da parte della classe dominante in forma evidentemente autoreferenziale, della propria capacità di “guidare” l’umanità verso una meta la quale, tuttavia, resta fumosa e nascosta. Una meta che oggi sappiamo fallimentare ma che, sino a poco tempo fa e con evidenza, ha costituito l’agenda di questi mentecatti.

Se, quindi e prima del razionalismo, l’insicurezza e la precarietà trovavano compensazione nella promessa del paradiso o, più in generale, della vita eterna, sotto l’imperio razionalista tutto ciò diviene semplicemente impossibile e questo pone un problema molto serio. Talmente serio che porta la mente razionale a escogitare un trucco assolutamente geniale: il motore. Prima a vapore, poi a scoppio, quindi elettrico e infine ibrido,

il motore è la risposta razionalista al bisogno di trascendenza

poiché, producendo energia (e, quindi, lavoro), offre, a chiunque ne possegga uno, un enorme potere compensatorio rispetto alla paura della morte perché amplifica (in modo illusorio) la percezione della propria capacità di sopravvivenza.

Questo, però, ha conseguenze profonde perché induce immediatamente un allentamento dei legami sociali i quali, lo ricordo, scaturiscono dalla consapevolezza che la sfida per la sopravvivenza ha maggiori possibilità d’essere vinta qualora ci si prenda cura gli uni degli altri. Con un tale ausilio, però, la paura di non potercela fare si allenta vieppiù e, con essa, similmente scema la cura che ciascun individuo aveva dell’altro nel mondo pretecnologico.

Con il tempo, inoltre, tale nuovo habitus mentale rende impossibile tornare indietro giacché induce un processo inflattivo che, poggiandosi sull’orgoglio del singolo, acuisce l’individualismo al punto da far obliare totalmente l’antica posizione solidaristica (durante l’intera storia conosciuta, tali stati “patologici” di individualismo spinto sono stati risolti dalle guerre che agivano sostanzialmente resettando il campo psichico, tuttavia oggi e per motivi precisi, tale soluzione non sembra più praticabile).

In buona sostanza, il motore è l’oggetto che determina il c.d. “inizio della fine” perché dalla sua invenzione il parametro psicoentropico inizia a crescere sempre più velocemente sino a raggiungere, nel periodo attuale, il suo valore massimo.

Se si esclude l’eolipila di Erone, i primi tentativi di utilizzo del vapore come forza motrice sono quelli di Leonardo da Vinci con l’Archituono, e di Giovanni Battista della Porta, nel 1606, nonché di Denis Papin che, nel 1679, partì da una pentola a pressione per sviluppare altre idee di macchine che producevano lavoro. In realtà, il primo esempio di applicazione industriale di macchina a vapore è la macchina di Newcomen (1705), ma la prima, importante accelerazione si deve a Watt che, attraverso soprattutto il sistema biella-manovella, inizia a realizzare macchine davvero potenti e poco costose. È il 1765 e l’uomo ha realmente cambiato velocità, giacché ora ha qualcosa davvero capace di sostituirsi in modo efficace a “dio” nella gestione dell’angoscia del vivere.

L’illusione, quindi, ha cambiato abito ma è ugualmente potente e attraversa il diciannovesimo secolo spingendo il meccanismo inflattivo in modo crescente. Tanto che, all’inizio del novecento, il mondo è pronto alla tremenda accelerazione costituita dall’avvento del c.d. petrolchimico il quale, rispetto alla deriva psicopatologica in atto, agisce da autentico catalizzatore. E, infatti, tutto prende a spostarsi a una velocità sempre crescente.

Come si sia mossa la classe dominante in questo scenario, in parte è scritto sui libri di storia, mentre per un’altra, considerevole, parte è stato nascosto. Tuttavia e questo lo vorrei dire ai c.d. complottisti, ormai ciò è del tutto privo di qualunque rilevanza poiché, qualsiasi cosa abbiano fatto o non fatto, il loro fallimento è sotto gli occhi di tutti. Dei nostri, così come dei loro.

Guardate questo filmato, si tratta del discorso tenuto da Rockfeller in persona, all’ ONU, credo nel 1994 nel quale spiega perché è necessario “ridurre la popolazione mondiale”: http://ow.ly/ZsUKK

Awesome! Questo signore (l’appellativo di “signore” non si nega a nessuno), è l’esponente di punta di una delle famiglie più potenti al mondo. Un clan che ha depredato il depredabile e che ha messo mano (e becco) in qualunque questione rilevante a livello mondiale, dalle guerre alle grandi decisioni strategiche. E che a un certo punto, vestiti i panni dell’illuminato (è davvero il caso di usare tale sostantivo), ci viene a dire che siamo troppi e che per lui (e per la sua preziosa famiglia), questo è un guaio da risolvere prestamente perché loro non possono certo rischiare di vedere l’intera ricchezza di famiglia trasformata in una montagna di sterco. La cosa interessante è che il discorso è del 1994 e che nel frattempo le cose, lungi dal migliorare, hanno continuato a peggiorare. E questo perché gli illuminati, le teste pensanti, nella loro infinita lungimiranza e saggezza non hanno minimamente tenuto conto che c’era un’enorme parte di mondo che scalpitava per attovagliarsi a sua volta. Cina, India, Brasile, quasi tre miliardi di persone che, guarda un po’, reclamavano il diritto di fare esattamente ciò che abbiamo fatto noi. E l’hanno fatto, lasciando il povero Rockfiller (da “tagliatore di rocce” a “riempitore di rocce”, m’è parso il nomignolo più adatto) da solo con le sue ambasce.

Epilogo

Ecco, questo è lo scenario al quale tali menti pensanti hanno condotto il mondo. Ovviamente, nessuno si può chiamare fuori perché ciascuno di noi era tenuto a dire no ma, si sa, la carne è debole e la maggioranza non è vegetariana.

Quindi e per tornare a Totò e gli alieni, ciò che sembra accadere adesso è un nuovo, drammatico cambio di rotta, anche se appare il frutto del panico, piuttosto che di un ragionamento lucido. Sì, perché diviene sempre più evidente che il razionalismo è alla fine della sua parabola e lo si è visto con grande evidenza proprio in occasione di quelli che avrebbero dovuto essere i momenti più alti della sua intera storia. Mi riferisco agli annunci riguardanti la verifica sperimentale dell’esistenza del mitico Bosone di Higgs (2012), nonché e più recentemente, delle onde gravitazionali (2016).

Annunci che sono stati fatti con la medesima enfasi che ha accompagnato la proclamazione del dogma dell’assunzione di Maria (1962) e che, tuttavia e come per la proclamazione del dogma, non hanno cambiato nulla nella realtà umana. Tutto è rimasto come prima, anzi, peggio poiché la realtà parla di un pianeta in grande sofferenza. Dunque, la considerazione è semplice e immediata: se tutto questo è stato sacrificato per una “rivelazione” che non ci ha “liberati dal  male”, allora si è trattato di un sacrificio inutile.

È evidente che, se le cose stanno in questi termini, l’unica possibilità resta quella di tornare a “intortar le torte” e cosa c’è di meglio degli alieni per farlo? Se ci vedo bene, quindi, a breve ci ritroveremo con una nuova religione, quella degli alieni, appunto.

La chiudo con la storiella del tizio che per liberarsi dai topi, chiamo i gatti ritrovandosi, subito dopo, senza i topi ma con la casa infestata dai gatti. Perciò chiamo i cani che, però, poi dovette cacciare chiamando i leoni i quali, tuttavia, sarebbero stati cacciati solo dagli elefanti. Eh, sì. Alla fine, per liberarsi degli elefanti, dovette chiamare ancora i topi.

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6 pensieri su “Manipolazione e complottismo

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  3. Ho letto d’un fiato! Complimenti! Hai fatto un’analisi lucida del nostro tempo a partire da lontano con chiarezza e ironia. Ma… riportare indietro i “topi”, come affermi nell’epilogo, non sarà possibile. Piuttosto penso che invece di “appoggiarci” sempre a qualcun’ altro da noi, dovremmo imparare a contare sulle nostre forze. Io ho imparato a farlo, mettendo tutto in discussione, ovviamente anche sbagliando molto, ma garantisco che da quando conto solo su me stessa vivo meglio

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    1. Ti ringrazio, essere apprezzati fa sempre piacere 🙂 In ogni caso, l’epilogo voleva essere ironico. Sono assolutamente convinto anch’io che non sia possibile tornare indietro. E sono, altresì, convinto che è indispensabile contare solo sulle nostre forze 🙂

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