Dreamless State

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Il Dreamless State (DS) o stato privo di sogni è uno stato dell’essere nel quale non esiste alcun bisogno di fare una qualunque cosa. I più maliziosi potrebbero pensare al paradiso dei pigri e, in effetti, da pigro devo dire che ci si sta davvero bene. Tuttavia, il Dreamless State è sinonimo di Libertà Totale giacché è lo stato dell’essere che deriva da un Doppio Mnestico totalmente fluido.

Scopo di quest’articolo, è descrivere, per quanto possibile e, in ogni caso, molto brevemente cosa voglia dire in termini concreti portare se stessi in Dreamless State.

Chiunque abbia la costanza di distruggere, uno dopo l’altro, tutti i propri sogni, arriva necessariamente dentro una dimensione precettiva molto precisamente definita e, soprattutto, uguale per tutti. Sotto questo profilo, è bene ricordare che il Dreamless State non è un dono (non esiste niente che ci possa donare qualsiasi cosa e, anche se esistesse, quel dono non sarebbe mai davvero nostro e, prima o dopo, lo perderemmo), bensì una conquista. E che ciò che è stato conseguito in questo modo, non può essere perduto.

Il fatto centrale, ovviamente, è determinato dall’assenza di sogni. In specifico, quindi, non solo dall’assenza di qualsiasi attesa di vita (salute, amore, lavoro, famiglia, precisamente gli argomenti standard di una seduta dalla cartomante) ma, altresì, di qualunque struttura parassita come, ad esempio, dio, gli angeli, i demoni, gli alieni, i puffi e, più in generale, qualsivoglia tipo di scarafone sopramondano. Ecco, in simili condizioni, il flusso creativo diviene direttamente percepibile e questo, credetelo, è qualcosa di assolutamente sublime.

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Nel qui e ora (perché è nel “qui e ora” che il Dreamless State conduce) il flusso di potere promanante da Keter diviene del tutto evidente e auto-esplicativo, mentre la luce, la specifica luminosità del singolo istante, insieme ai rumori, ai profumi, ai colori e a tutti gli oggetti che ci circondano, diviene la firma di quest’unico, incredibile atto creativo generato da noi, un istante dopo l’altro, senza soluzione di continuità.

Preliminarmente, vi proporrei di non confondere ciò che sto descrivendo con il c.d. amore universale. Non perché sia realmente così, piuttosto perché il lemma “amore” è troppo abusato e logoro. La sola parola “amore” agisce in ciascuno di noi in modo “storto” evocando, secondo la storia personale del singolo, immagini e idee spesso stereotipate e, soprattutto, legate a una forte pulsione autocommiserativa. Invece, l’atto del quale parlo, essendo privo di sogni, si pone oltre qualsiasi stereotipo, idea, speranza o convinzione e necessita dell’assenza di qualunque autocommiserazione.

Infine, quel che propongo è una semplice modifica del linguaggio al quale siamo abituati, sostituendo il lemma “amore” con Dreamless State, ossia un atto che ha due protagonisti: il potere creativo che promana da Keter e l’emozione che tale potere modella, concretandolo nei diversi oggetti che ci circondano.

Il nostro giorno canta e si tratta di un canto modulato dall’emozione che colora in quell’istante il nostro centro emotivo. Nel qui e ora, La Coscienza Creatrice abbandona l’Uno per fuggire dalla propria insostenibile solitudine entrando in Keter, quindi, ne esce duale, nella forma specifica dei due draghi Rosso e Latone realizzando, per un incredibile attimo, a un “potere duale” virtualmente privo di limiti. È un unico, ineffabile momento, perché, nell’istante successivo, il centro emozionale ha già verbalizzato quel potere, modellando il mondo circostante. In sostanza, sto descrivendo un miracolo continuo che ciascuno di noi opera quotidianamente e in modo del tutto inconsapevole.

Anche qui, tuttavia, è richiesto al lettore uno sforzo in più perché l’emozione agente, quale che sia, è qualcosa di complesso, tanto che può essere descritta come composta di due parti: una superficiale che determina il colore e una più profonda che stabilisce il sapore e che è uguale per tutti noi. Esiste, infatti, una frequenza costante sulla quale ogni individuo è sintonizzato. Tale frequenza è venuta definendosi nel corso del processo evolutivo sino a diventare un comando che, dopo l’insorgere della consapevolezza, è stato reiterato una generazione dopo l’altra. È grazie ad essa che creiamo/vediamo le cose per come sono e non in modo diverso. Un olmo è tale per me, così come per chiunque altro. Lo stesso si può affermare per qualunque altro oggetto esistente e questo accade perché gli individui, grazie al comando suddetto, scremano l’input sensoriale nello stesso modo, facendo passare sia in uscita (creazione), sia in entrata (percezione) la medesima banda di frequenza percettiva.

Tale meccanismo generalizzato di scrematura dell’input è determinato, appunto, dal sapore che le nostre emozioni hanno che è uguale per ciascuno di noi. Infine, stiamo parlando proprio del sapore della nostra “umanità”.

L’emozione, quindi, è allo stesso tempo causa e frutto dell’attività del centro emozionale. È causa (sapore) quando declina il potere creativo negli oggetti della virtualità. È frutto (colore) quando ne è determinata. E il tutto avviene nel medesimo istante sicché, affermare se è nato prima l’uovo o la gallina, è davvero impossibile.

Siamo delle macchine incredibili che trasformano l’Uno in Dualità! E facciamo questo senza sosta, dall’istante nel quale apriamo gli occhi, sino al momento nel quale cadiamo addormentati! E più ci muoviamo, meno abbiamo la possibilità di vedere questo, perché muoversi, sperimentare, studiare, danzare, amare, odiare, soffrire, gioire, sono tutti modi per saturare la mente. Per ingannarla, invero.

Come ho scritto altrove, il sonno è un comando cogente perché assicura alla Coscienza Creatrice l’oblio della solitudine. Tuttavia, il sonno, essendo una caratteristica del Campo Psichico, sottostà alla legge psicoentropica e, di conseguenza, è destinato a perdere efficacia con il passare del tempo (meccanismo che, a livello fisico, è facilmente osservabile in ognuno con l’avanzare dell’età). Questo genera naturalmente sofferenza nevrotica perché, alla lunga, il soggetto è sempre meno capace di mantenere l’efficacia del proprio torpore. Ciò, stante la cogenza del comando a obliare la solitudine, sposta l’attenzione del soggetto sulle singole concrezioni neurali (le macchine psichiche) trasformandole facilmente in ossessioni specifiche.

Per dirla diversamente, il soggetto, a fronte della sua crescente difficoltà a restare nel sonno, piuttosto che fermarsi e comprendere ogni cosa, continua a correre, fuggendo da se stesso. È spinto a ciò dalla cogenza del comando a dimenticare la solitudine, perciò, non potendosi fermare, trasforma alcune macchine in ossessioni, ossia in oggetti ipnotici che gli garantiscano l’oblio. E il motivo di ciò è semplice: le macchine sono nostre creazioni e, poiché tali, tendenti all’autonomia. Ciò comporta che, una volta create, esse pretendono sostentamento energetico. Così, quando le osservi, esse restituiscono lo sguardo soggiungendo: “mi hai creata tu, perciò adesso è tuo dovere nutrirmi”. Questo fatto, in apparenza così banale, in realtà genera effetti importanti poiché si aggancia direttamente al senso di colpa (che preesiste in ciascuno di noi) e rende assai difficile fare ciò che è necessario, ossia distruggerle. Per questo divengono ossessioni.

La precarietà di una tale soluzione mi pare evidente e, infatti, il soggetto comincia a soffrire in modo crescente. È la nevrosi, il male dell’uomo contemporaneo.

Viceversa, il guerriero fa una scelta diversa. Il guerriero usa la realtà e il proprio stato di sonno per cambiare la mente in modo da portarla all’estremo limite della sua capacità mimetica. Per questo la mente, a fronte della scelta guerriera, assume il volto di K, ossia quello di un avversario con il quale s’inizia una lotta senza esclusione di colpi. Uno scontro destinato a durare anni e durante il quale il guerriero ride e ride, mentre il suo K ricalcola furiosamente i termini del proprio auto-mimetismo e risponde con colpi ferali (quelli che Gold chiama “missili terra-aria”).

Come detto altrove, quindi, in conseguenza di tale scontro le macchine sono sacrificate, una dopo l’altra e l’io osservatore diviene vieppiù libero rispetto alla condizione dalla quale è partito. Questo è il significato reale della locuzione “cambiare la mente”: non si amplia il labirinto, ma si rade al suolo.

La progressiva distruzione delle macchine, determinata dallo scontro con K, svuota la mente, con il risultato che l’individuo realizza la completa fluidità del Doppio Mnestico, ossia la Libertà Totale teorizzata da Castaneda o, ancora, il Dreamless State del Filo del Rasoio. Uno stato nel quale l’individuo sperimenta, percependolo in tempo reale, il fluire del proprio potere creativo. Uno stato nel quale siamo trasformatori, come detto, macchine incredibili che trasformano l’Uno in Dualità

… quando realizzo questo per la prima volta e con tutti e tre i centri, rimango diversi minuti con lo sguardo perso nel vuoto e la mandibola completamente abbandonata a se stessa. Poi, quando mi riprendo, vedo il meccanismo che opera nel nostro centro emozionale. Vedo il potere entrare, senza alcuna forma, nel centro emotivo. Da lì, lo vedo uscire un attimo dopo e ciò che vedo è l’immagine della mia stanza, con tutti gli oggetti che la popolano. E il mio stupore non ha misura perché tutto acquista il senso che io do al tutto.

È un canto. L’intera esistenza è un canto modulato dalla mia emozione. Poi, un disturbo, un’increspatura, il cellulare suona, la tela è lacerata e si dissolve … pronto? … sì, certo … sì, ok, ma senti, ti posso richiamare io? Ok, sì. Ciao … dov’è quella percezione? Eccola … il potere che fluisce, certo … e sono di nuovo nel flusso … sono una macchina eterna!

Nel Dreamless State, l’io osservatore percepisce in modo diretto il sublime funzionamento del proprio centro emozionale e, di converso, comprende senza possibilità d’equivoco l’assoluta, indiscutibile superiorità funzionale di tale centro rispetto a quello intellettuale.

Improvvisamente, diviene evidente, anzi, ovvio come il centro emozionale sia l’unica guida possibile per il Doppio Immortale. Diviene evidente come qualcosa di profondo e definitivo stia avvenendo, qualcosa che sta trasformando la totalità psichica in una macchina eterna. E questa è un’informazione che giunge intatta sino al vertice profondo della piramide mentale e che è capace di convincere il rettile a lasciare la presa.

Non esiste alcun mistero, nessuna luce divina, alcuna cretinata mistica. C’è solo consapevolezza eterna. Questo è il Doppio Immortale, qualcosa di infinitamente potente e che ha uno scopo preciso: risolvere la Danza Folle realizzando lo Stato Terzo.

 

***

Ah, quasi dimenticavo. Siete creatori, individui potentissimi per i quali è inutile correre dietro ai maestri. Chi ha bisogno di fare il maestro ha dei problemi. E chi ha bisogno di un maestro, in realtà, non ha alcuna intenzione di svegliarsi, poiché ha solo bisogno di un padre, ossia di qualcuno che lo gratifichi quando si comporta bene e che lo punisca quando sbaglia. Non c’è alcuna libertà in questo e nessuna grandezza, solo paura e schiavitù. Solo chiacchiere e distintivo.

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