Il Sicario

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Nick è un sicario professionista che ha avuto l’incarico di uccidere una persona. Nick ha ricevuto parecchio denaro per portare a termine il lavoro, perciò si è appostato sul tetto di un palazzo con un potente fucile munito di cannocchiale, per cogliere la sua vittima che, sa, uscirà dall’edificio di fronte durante i prossimi minuti. Nick è molto bravo nel suo lavoro. È freddo, padrone di sé e abituato a curare nel dettaglio ogni operazione. Nick ora vede il suo uomo, l’ha nel mirino del suo fucile ed esplode un unico colpo che coglie il bersaglio poco sopra l’orecchio sinistro. L’uomo si accascia, senza vita, il lavoro è finito e Nick si eclissa nel nulla.

La Dualità è incomprensibile e uno degli aspetti più intriganti (e descritti dalla meccanica quantistica) di tale incomprensibilità è l’inconoscibilità dei comportamenti della materia. Ciò che è dato conoscere degli oggetti che esistono e si muovono nella Dualità è il loro punto di partenza e quello di arrivo, ma ciò che accade fra i due punti è un mistero incondizionato.

I fisici, qualora debbano spiegare questo strano comportamento delle particelle, usano l’esempio di un sasso lanciato, oppure di un proiettile sparato verso un bersaglio. Rispetto al corpo in movimento, quindi, sasso o proiettile che sia, l’unica cosa che possiamo affermare con certezza è il punto spazio-temporale dal quale l’oggetto è partito e quello nel quale è giunto poiché, rispetto a ciò che può essere avvenuto in mezzo a questi due punti, non sappiamo nulla e nemmeno possiamo predicare alcunché. È il c.d. principio d’indeterminazione che rende impossibile a noi osservatori stabilire, nello stesso tempo, posizione ed energia delle particelle che compongono un qualsiasi oggetto.

Perciò, rispetto a quello che avviene fra i due punti, non abbiamo altra scelta che quella di fidarci. Il nostro è precisamente un atto di fede formulato sulla scorta della situazione ex post, ossia del fatto che, a fine corsa, percepiamo l’oggetto all’incirca dove ci aspettavamo di trovarlo. Per Nick, quindi, il giudizio è sostenuto dal fatto che, grazie al suo cannocchiale, egli è in grado di vedere l’uomo cadere a terra, esanime. E tanto basta, sia a lui, sia ai suoi mandanti al punto che nessuno degli attori del dramma si pone altre domande. Tuttavia, dall’istante successivo l’esplosione del colpo e sino a quello immediatamente precedente l’impatto del proiettile con il bersaglio, quella pallottola si è idealmente scomposta in una gamma infinita di probabilità, una per ciascuna delle infinite traiettorie possibili.

Non ce la racconti giusta, il proiettile sta dentro un fucile, strumento costruito proprio per dirigere la traiettoria in modo molto preciso, determinato.

In effetti, questo è il punto esatto nel quale si manifesta l’incomprensibile separazione fra le leggi che governano il mondo macroscopico e quelle che, invece, operano nella dimensione quantistica, ossia nel mondo delle particelle. Sì, perché, almeno in apparenza, il discorso sopra esposto dovrebbe valere solo per gli elettroni e non per i proiettili.

Quel che propongo, quindi, è considerare la possibilità che le cose non stiano in questo modo. Che, cioè, l’indeterminazione quantistica operi anche a livello di oggetti di grandi dimensioni quali un proiettile o qualunque altro oggetto che si muove nel Multiverso. Infine, questo il mio vero target, qualunque individuo.

Il punto, infatti, è che l’indeterminazione quantistica è in atto in ciascuno di noi e in tutta la materia che ci circonda e questo è vero sempre poiché nel Multiverso non esiste niente che non sia in movimento costante. Questo, se consideriamo le leggi quantistiche, dovrebbe significare che quando muoviamo un braccio, esso scompare per ricomparire quando le funzioni d’onda sono tutte collassate e, quindi, risolte nella posizione di riposo.

Non è così! Io muovo il mio braccio e posso vedere molto chiaramente che non scompare per niente!

Ecco, io credo che questo sia illusorio. Se, infatti e rispetto al moto di qualsiasi oggetto, riduciamo l’elemento temporale in modo da considerare intervalli di tempo molto piccoli (dell’ordine del tempo di Planck, ossia 5,391 × 10−44 sec., per capirci) allora il fenomeno descritto diviene semplicemente reale, con la conseguenza che il nostro braccio, anzi, tutto il nostro corpo, scompare e riappare continuamente al ritmo di una frequenza elevatissima. Talmente elevata da restituirci la granitica illusione di essere solidi. Questo, pone al centro, proprio come fa la teoria delle super-stringhe, il concetto di frequenza la quale, infine, sarebbe la chiave di volta dell’intero sistema, poiché descrive la materia come qualcosa che deriva direttamente dall’intensità di vibrazione dei mattoni che la costituiscono.

Alla luce di una tale ipotesi, quindi, noi stessi siamo solo più informazioni che, grazie a una frequenza di vibrazione molto precisa, acquistano una determinata forma e consistenza. In altre parole, la chiave non è la materia, ma la frequenza alla quale essa vibra. Tanto che cambiando la frequenza di vibrazione, la materia cessa d’essere ciò che è per diventare qualcosa d’altro ed è, a mio modo di vedere, piuttosto evidente che questo è un fatto profondamente strutturale nel Multiverso.

Infatti, se ha un minimo di senso ciò che ho ipotizzato altrove (IM-Teoria e velocità di propagazione della consapevolezza.pdf e Coscienza Creatrice e Consapevolezza), ossia che le creazioni possibili all’interno di questo Multiverso (così come le forme coscienziali possibili) siano 2048, è sin troppo evidente che saranno dati altrettanti livelli di frequenza, uno per ciascuna creazione esistente. Altresì, sembra evidente la quantizzazione di tali frequenze al punto che , anche per queste e in prima battuta, sembra possibile riproporre lo stesso grafico già visto per le forme coscienziali:

Multiverso_frequenze

Questo è un aspetto davvero molto interessante. Chi conosce la descrizione castanediana e, di conseguenza, il concetto di Punto d’Unione (PU), credo possa vedere facilmente come tale macchina (perché il PU è proprio questo) svolga un unico, fondamentale compito: fissare la frequenza di funzionamento del sistema-uomo, la quale è la medesima della materia che forma il nostro universo. Frequenza che, con ogni probabilità è determinata ab origine, ossia nel momento stesso nel quale il Multiverso inizia a esistere (Big Bang).

In quel fatale istante sono fissati i parametri fondamentali sui quali ogni cosa potrà esistere. Undici dimensioni che realizzeranno a 2048 universi, ciascun espresso da una specifica frequenza di vibrazione del mattone fondamentale, ossia l’unica particella esistente che si potrebbe chiamare Pippo e che, mutando la propria frequenza, è capace di diventare qualsiasi cosa, passando dalla materia più densa e compatta (come quella dei buchi neri, per esempio) a quella più indescrivibile e che sta alla base dell’unica creazione a 11 dimensioni.

Ecco, ora possiamo abbozzare una mappa un po’ più precisa, magari dividendo le frequenze possibili in 12 famiglie (che strano, eh?), una per ciascuna delle 11 dimensioni, più quella della creazione a zero dimensioni (assenza di frequenza, ritorno nell’Uno).

Dimensioni Creazioni Frequenza base Frequenze derivate
0 1 F0 Nessuna
1 11 F1 11 (F1.1, F1.2 … F1.11)
2 55 F2 55 (F2.1, F2.2 … F2.55)
3 165 F3 165 (F3.1, F3.2 … F3.165)
4 330 F4 330 (F4.1, F4.2 … F4.330)
5 462 F5 462 (F5.1, F5.2 … F5.462)
6 462 F6 462 (F6.1, F6.2 … F6.462)
7 330 F7 330 (F7.1, F7.1 … F7.330)
8 165 F8 165 (F8.1, F8.2 … F8.165)
9 55 F9 55 (F9.1, F9.2 … F9.55)
10 11 F10 11 (F10.1, F10.2 … F10.11)
11 1 F11 Nessuna

La fascia sottolineata è quella nella quale si pone anche il nostro universo. Vi sarebbero, quindi, 330 universi a 4 dimensioni che risultano dalle combinazioni semplici delle 11 complessive. Argomento già trattato in Keter che, tuttavia e per chiarezza, qui parzialmente riprendo. In specifico, se a ogni dimensione assegniamo una lettera, il criterio di combinazione semplice prevede che:

  • Il gruppo “AABC” (combinazioni ripetute) non sia un gruppo valido;
  • I gruppi “ABCD” e “BACD” siano, in realtà, lo stesso gruppo poiché le dimensioni che lo compongono sono uguali.

Queste regole, quindi e con 11 dimensioni complessive, originano, in caso di creazioni a 4 dimensioni, un totale di 330 creazioni per le quali, in base alla tabella proposta, avremo altrettante frequenze derivate che, tuttavia, possono presentare differenze davvero estreme, soprattutto nel caso nel quale tutte e quattro le dimensioni presenti siano diverse da quelle che caratterizzano il nostro universo. Ciò, evidentemente, induce descrizioni che non possiamo nemmeno pensare, sia nella struttura di quelle creazioni sia, soprattutto, nel tipo di consapevolezza che lì si manifesta. Tuttavia e in ossequio alla sistemazione proposta, ogni creazione appartenente alla medesima famiglia di frequenze dovrebbe poter condividere talune caratteristiche, magari riguardo a determinati limiti, per esempio, penso alla velocità della luce. Limiti che verrebbero meno con il crescere del numero delle dimensioni coinvolte nella singola creazione.

In uno scenario di questo tipo e come ho scritto altrove, la singola consapevolezza che avesse imparato a farlo, potrebbe spostarsi all’interno del Multiverso semplicemente adeguando la propria frequenza vibrazionale alle frequenze proprie del singolo universo oggetto di esplorazione.

Un mappa per viaggiare, dunque. Una mappa serve a questo, no? Se ha un senso (ovviamente, siamo in ambito ipotetico) quanto sopra descritto, allora il Multiverso è un luogo d’importanza cruciale per qualunque consapevolezza che abbia come fine quello di sopravvivere alla morte fisica. Questo perché ci garantisce protezione dal Nulla (Uno). Ne deriva che avere una griglia la quale ci consenta di muoverci volontariamente fra le diverse creazioni cambiando in modo corretto la nostra frequenza vibrazionale, costituisce un modo per poterci ritrovare ogni volta in una forma coerente e, proprio per questo, capace di resistere all’Uno.

Sì, la conseguenza è che tale mappa è perfettamente inutile per tutti coloro (e non sono pochi) che ritengono l’Uno qualcosa di altamente desiderabile. Altresì, parrebbe inutile anche per chi non è interessato in alcun modo a una sopravvivenza dopo la morte fisica o, per di più, per chi non ha alcuna possibilità reale in questo senso. Perciò e fatti due conti, credo di poter affermare che tale mappa sarà utile a pochissimi.

 

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