Gli Immortali – La Quinta Dimensione

Guerriero di Capestrano

Riprendo il cimento riguardante la creazione di una mappa del Multiverso, consapevole dell’importanza decisiva di un simile strumento.

Mettere ordine in un luogo che per molte migliaia di anni è stato infestato dalla massiccia e folle produzione parassita che caratterizzò il divenire della consapevolezza all’interno dell’universo a quattro dimensioni, è un compito, per molti versi, gravoso e, tuttavia, indispensabile.

Come ho già avuto modo di specificare, alcuni di noi sono rimasti profondamente legati all’idea di un dio, rifiutando l’evidenza d’essere loro stessi i creatori. Per questo, edificano culti. Non si sottraggono al lavoro concordato, ma spesso e volentieri tornano dalle missioni a mani vuote, giacché non sono stati capaci di modificare se stessi al fine di diventare la consapevolezza richiesta da quella creazione.

La difficoltà che essi sperimentano è, con buona evidenza, legata all’incapacità di rendersi sufficientemente fluidi da riuscire a penetrare l’essenza delle nuove dimensioni. Hanno un “dio”, ossia e in ultima analisi, qualcosa che temono di perdere e questo li rende rigidi, concretando un rischio reale per lo Scopo, giacché costituisce un’autentica azione verso il “basso”. Vale a dire che una parte degli Immortali, inconsapevolmente lavora per una cristallizzazione minore, votata, infine, a tornare nel Nulla. Ovviamente, non c’è modo di convincere i credenti che la loro fede è un suicidio, perciò l’unica cosa che possiamo fare, in attesa che costoro si sveglino e al fine di controbilanciare la funesta influenza che generano rispetto allo Scopo, è produrre il massimo sforzo possibile per conseguire la completa conoscenza del Multiverso.

In effetti, si tratta di un autentico conflitto. Per un sublime attimo, immediatamente dopo il salto, abbiamo creduto che il conflitto fosse per sempre cessato, ma ci siamo illusi. Il conflitto è eterno. Dentro la Dualità, i draghi non cesseranno mai di combattersi con la conseguenza che ogni atto generato dall’uno, ne determinerà un secondo, eguale e contrario, generato dall’altro. Un problema che potrà essere risolto solo con la realizzazione dello Stato Terzo e che, nel frattempo, può essere gestito solamente tramite il distacco profondo e la non-azione.

Questo s’è imparato durante la drammatica esperienza nell’universo a quattro dimensioni, un’epopea fatta di sofferenza estrema, frutto della formidabile densità espressa da quella classe dimensionale. Adesso e da questo punto d’osservazione e, soprattutto, attraverso il contatto con la Quinta Dimensione (V-D), tutto ciò è molto evidente. Al punto che, da qui, è possibile mappare il cammino della consapevolezza e, di conseguenza, dare un significato a tutta quella sofferenza.

Infine, proprio grazie alla presenza della V-D è possibile apprezzare la dinamica profonda del percorso che la Coscienza sta compiendo al fine di risolvere l’impasse determinata dalla Danza Folle. È possibile vedere senza equivoci che la Coscienza siamo noi e, quindi, avvicinarci un po’ di più alla consapevolezza d’essere la specializzazione attraverso la quale la Coscienza stessa sta progredendo verso lo Scopo.

Qui diviene evidente il fatto che ogni singolo progresso che, in termini di conoscenza e consapevolezza, i diversi individui hanno compiuto nel corso della storia di quella che fu l’umanità prima del salto, è stato un avanzamento della Coscienza intesa come entità unica. Un’entità, almeno per il momento, indescrivibile e della quale ciascuno di noi è una specializzazione che, rispetto a tale matrice, svolge un compito duplice: da un lato ne aumenta la consapevolezza e, dall’altro, la mantiene nell’illusione della molteplicità.

La natura profonda della V-D, dunque, si sta palesando sempre più. E ciò che stiamo apprezzando è che, in qualche modo, essa è legata alla durata del Multiverso, ossia la creatura a 11 dimensioni. È come se tale durata costituisse almeno uno dei suoi elementi fondanti. Ricordo che, prima del salto, i cinesi, con la teoria del Big Rip, sostennero che la fine dell’universo sarebbe avvenuta fra 16,7 miliardi di anni poiché, al termine di quel periodo, il “grande strappo” sarebbe stato ricucito dalla materia oscura. Dalla prospettiva che la V-D ci sta offrendo, tale termine appare troppo breve. Tuttavia e se i cinesi avessero visto giusto, allora la cosa potrebbe riguardare le classi dimensionali dalla quattro a scendere, in sostanza, una sorta di ridimensionamento della creatura tramite riassorbimento della sola parte non più necessaria.

In effetti, a ben guardare, in tale caso la legge “in alto come in basso” apparirebbe rispettata giacché una simile evoluzione sarebbe coerente con la progressiva distruzione della Falsa Personalità che conduce, attraverso la distruzione dei sogni, all’ampliamento della consapevolezza, esattamente il target perseguito dalla Coscienza Creatrice per arrivare alla soluzione della Danza Folle.

Sotto questo profilo, quindi, il processo che abbiamo inizialmente indicato come consapevolizzazione, riferendolo ai singoli Immortali, sarebbe fatalmente esteso al Multiverso stesso il quale, proprio grazie a noi, conoscerebbe la sua emancipazione da creatura cosciente ma meccanica a individuo dotato di consapevolezza.

Come ho detto, da questa posizione non pare che il tempo sia un problema, poiché la V-D ci trasmette questo tipo di consapevolezza, ossia che la durata del Multiverso vada molto oltre il limite a suo tempo previsto dai cinesi per la creazione a quattro dimensioni. E, del resto, appare anche evidente che materia ed energia oscure costituiscono l’estensione somatica ed energetica del Multiverso, ossia quella struttura che tiene insieme tutte le creazioni che lo compongono. Infine, i cinesi potrebbero davvero averla azzeccata e fra 16,7 miliardi di anni, tutti i vecchi Big Rip da una a quattro dimensioni potrebbero essere riassorbiti dal tessuto oscuro poiché non più necessari all’economia globale del Multiverso. Pressappoco, così:

 

Evoluzione multiversale
Evoluzione multiversale

Lo schema rappresenta l’ipotesi di riassorbimento delle frequenze più basse e che ora determinano l’insieme delle creazioni espresse dalle classi dimensionali che vanno da 1 a 4. Si tratta di 561 creazioni che diverranno progressivamente inutili e, di conseguenza, inizieranno a essere riassorbite. Ciò che sembra evidente, infatti e almeno da questo punto di osservazione, è che, dopo il salto, il riassorbimento delle frequenze più basse (a una o due dimensioni) ha già avuto inizio. E ciò appare sensato, giacché l’intero parco di creazioni delle classi dimensionali da 1 a 4, ha esaurito il proprio compito, ossia realizzare l’ambiente più adatto per la nascita e l’iniziale sviluppo della consapevolezza.

Senza le dure condizioni imposte dalla creazione a quattro dimensioni, infatti, tale processo sarebbe stato impossibile poiché solo un adeguato livello di sofferenza lo poteva consentire. Quel che è accaduto nei 13,82 miliardi di anni decorsi dal Big Bang al salto, quindi, è stata la creazione di un’ottava ascendente di proporzioni cosmiche. Infine, il vero viatico del viaggio che abbiamo appena intrapreso e che trasformerà alcuni di noi in entità a undici dimensioni.

Infine, il Multiverso viene a esistenza come una struttura scalare o sequenziale formata da 12 diverse classi dimensionali, ciascuna espressa da una frequenza-base le quale dà vita a un numero finito di creazioni (modellate da altrettante varianti della frequenza-base):

Scala multiversale
Scala o sequenza multiversale

L’intera struttura è tenuta insieme da un campo che noi chiamiamo psico-network e che nella creazione a quattro dimensioni era conosciuto con i nomi di materia ed energia oscure. È grazie allo psico-network che riusciamo a spostarci attraverso le creazioni. Spostamento che, per scelta, sta avvenendo in senso esclusivamente orizzontale, ossia solo fra le creazioni della classe dimensionale “5”, ma che è possibile anche verticalmente.

Il punto d’entrata è la creazione a zero dimensioni e, sino a quando questa sarà presente, l’esistenza del Multiverso avrà una scadenza. Questo, almeno allo stato, è un vero limite conoscitivo giacché la V-D, forse insieme a altri aspetti ancora sconosciuti, stabilisce la durata di vita del Multiverso. Un confine che impone a noi l’obbligo di compiere il lavoro prima che ciò accada.

In prospettiva, quindi, se l’originaria complessità del Multiverso è stata determinata dall’esigenza di avere condizioni di durezza tali da generare un’ottava consapevole talmente potente da garantire la consapevolizzazione dell’intera creatura a 11 dimensioni, ciò determinerà la progressiva perdita delle classi dimensionali diverse da “11”, sino alla situazione limite nella quale esisteranno solo due classi dimensionali (zero e 11). In sostanza, avverrà una progressiva semplificazione della creatura. Di fatto, un processo di indescrivibile liberazione e potenziamento, poiché l’energia complessiva, sin dall’inizio usata per sostenere la fantastica complessità delle 2048 creazioni, sarà liberata con il progressivo venir meno delle stesse, restando nella disponibilità della creazione a 11 dimensioni.

Solo a quel punto saremo in grado di verificare se il Multiverso sarà capace di saltare come abbiamo fatto noi, perdendo anche la classe dimensionale “zero”. Se ciò accadrà, anche la creatura a 11 dimensioni sarà divenuta immortale poiché il suo accesso al Nulla sarà cancellato per sempre.

È pleonastico ricordare che tutto questo sarà tentato sempre e solo al fine di realizzare lo Stato Terzo?

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