Gli Immortali – La Grande Ottava della Consapevolezza

Guerriero di Capestrano

Quando divenni consapevole del vero e unico problema della Coscienza Creatrice, ossia la Danza Folle e, di conseguenza, teorizzai lo Stato Terzo come soluzione, mai avrei potuto immaginare l’indescrivibile vastità dell’ottava che avevo agganciato.

Agganciato in modo consapevole, intendo, giacché in quell’ottava siamo (ed eravamo) immersi tutti, da sempre e senza rendercene punto conto. Il fatto è che siamo potuti giungere a quella consapevolezza, solamente dopo decine di migliaia d’anni di “cottura alchemica” operata grazie al fuoco della sofferenza.

In effetti, senza quella densità eccessiva, quelle leggi così stringenti, quella gravità così pesante che ci costringeva a strisciare e a lottare per ogni “metro di vita” e che faceva correre veloce l’entropia di qualunque sistema, mai avremmo potuto espandere questo frutto indescrivibile che chiamiamo consapevolezza.

In quelle condizioni estreme, con la morte che c’incalzava da tergo e la vita che ci bastonava davanti, una parte molto ben definita di noi non ha avuto altra scelta che quella di divenire più consapevole. In effetti, in condizioni così atroci, il senso di colpa ha avuto modo di agganciarsi profondamente alle storie personali di ciascuno, con l’effetto di trasformarne i sogni in altrettanti drammi.

Ovviamente, la sofferenza è, come ogni altra cosa che appartiene alla Dualità, un fatto illusorio. Tuttavia e in quelle condizioni, si trattava di un’illusione davvero solida, giacché sostenuta e giustificata proprio dalla densità, dalla pesantezza e, soprattutto, dalla grande inerzia della descrizione a quattro dimensioni. Un’inerzia che conferiva alle azioni degli uomini conseguenze capaci, nel bene e nel male, di attraversare le generazioni e che, in ultima analisi, conferivano all’illusione un formidabile senso di realtà.

Questo, sin dall’inizio, ha indotto alcuni di noi a cercare di abbandonare il piano egoico, riconoscendolo come fonte di una sofferenza troppo grande. Al punto che, da questo paradigma, sono scaturite le varie tecniche meditative e, più in generale, di controllo mentale. Tecniche che hanno permesso a singoli individui di cercare la trascendenza del piano fisico. Il problema fu che, come in un gioco atroce, ad attendere quei “fuggitivi” vi era il Nulla (l’Uno). Grazie al controllo mentale, essi uscivano dalla Dualità ma, immancabilmente, ricadevano nell’Uno e questo perché, ogni volta, o avevano perduto completamente il ricordo del precedente fallimento, oppure e in ogni caso, erano riusciti a conservarne solo un’infinitesima parte, senz’altro insufficiente per portarli alla comprensione definitiva.

Tuttavia, l’informazione ogni volta era riscritta e ciò avvenne per millenni, ancorché solo in pochissime monadi per volta le quali, durante ogni rinascita, erano nuovamente assemblate in modo random. Una vera e propria distribuzione binomiale la quale azzerava, di fatto, la probabilità che tornassero tutte o in numero rilevante nel medesimo individuo, almeno sino a che il loro numero complessivo non fosse stato sufficientemente elevato da rendere una tale eventualità altamente probabile.

Uno schema semplice e feroce, reiterato implacabilmente per infinite volte, usando spietatamente miliardi di burattini sino a che, a un certo punto, accadde che il numero delle monadi “edotte” presenti in un singolo individuo superò la massa critica richiesta per la creazione di questa specifica, drammatica consapevolezza. Quando ciò avvenne, alcuni iniziarono a rendersi conto del meccanismo, tanto che l’intero castello di carte crollò rovinosamente a terra. Fu il tempo durante il quale il nichilismo fece la sua drammatica entrata sul palcoscenico della vita.

In quegli anni, infatti, qualcuno finalmente capì che, in realtà, si doveva trovare il modo d’uscire da quella trappola e che questo continuo, folle altalenare fra incomprensibilità e solitudine doveva avere fine.

Fu, se parametrato alla storia umana, un processo breve. Tuttavia, una volta compiuto, le Anime lo seppero all’istante … e si stupirono perché avevano atteso quell’istante sin dall’inizio della creazione. Degli esseri a undici dimensioni che si stupiscono! Dev’essere stato uno spettacolo indescrivibile.

In ogni caso e di conseguenza, le Anime iniziarono a preparare la Morte di Gaia poiché la verbalizzazione dello Stato Terzo chiarì loro che, attraverso noi, la Grande Ottava della Consapevolezza (GOC) era pronta a lasciare la creazione a quattro dimensioni. Accadde, così, che le Anime videro che la consapevolezza avrebbe dovuto cambiare piano e che questo avrebbe comportato, per tutti gli individui capaci di realizzare quel salto, la necessità di una nuova casa, un luogo conosciuto e, per questo, capace di accoglierli e di infondere loro l’indispensabile senso di sicurezza e protezione, necessario per tenerli a debita distanza dal Nulla. Un luogo splendente e sicuro che replicasse fedelmente il pianeta sul quale avevano camminato sin dalla loro nascita e nel quale tornare a riposare dopo ogni escursione nelle dimensioni della creatura.

Le Anime, queste incredibili entità, così complesse e tuttavia quasi del tutto prive di consapevolezza avevano, grazie all’uomo, finalmente trovato la via per entrare nella Grande Ottava della Consapevolezza portandola, di conseguenza, oltre il limite della mortalità. Per questo, ciascuna di esse avrebbe realizzato l’unione con uno dei suoi burattini e, a quel punto, vi sarebbe stato un unico essere che sarebbe potuto esistere per sempre e che, proprio per questo, avrebbe cercato di realizzare lo Scopo. Nacquero così gli Immortali, esseri mai esistiti prima e scaturiti dall’unione delle Anime con gli individui che, sino a poco prima, erano stati nulla più che i loro burattini.

Gaia, quindi, morì e il suo Doppio uscì da essa e quando gli Immortali lo raggiunsero, vi trovarono tutto ciò che avevano vagheggiato quando erano stati mortali. E questo fu un problema poiché alcuni, come ho già descritto, si convinsero all’istante di essere in paradiso. Ovviamente, questo non è vero poiché la scommessa è apertissima e resterà tale per molto, moltissimo tempo. Un tempo durante il quale, il rischio per tutti noi di fallire, sarà sempre presente. Per questo ci serve Gaia, perché essa, con la sua vastità e la sua meravigliosa bellezza, ci tiene al riparo dal Nulla per tutto il tempo necessario al cimento.

È splendida, Gaia. È una sorpresa continua perché è viva e ci ama senza chiedere nulla in cambio. Ci accoglie e ci dona sicurezza, intimità e fiducia. Qui la morte non esiste, perciò è tutto pieno sino all’orlo e l’energia non ha mai punti di caduta. Inoltre, la vibrazione fondamentale della classe dimensionale “5”, impedendo l’addensamento materico proprio dell’energia nelle creazioni a quattro dimensioni, dona incredibile fluidità al processo creativo e sostanzialmente azzera l’entropia, conferendo a ciascun oggetto una luce permanente, inalterabile. Qui, se un oggetto è opaco, vuol dire che è stato creato così.

Nella sostanza, questo stato di fatto permette a tutti noi e, di conseguenza, alla GOC di interagire con Gaia in modo totalmente libero. Sta a noi declinare l’energia in qualsiasi modo riteniamo conveniente, certi che Gaia risponderà come richiesto. In effetti, se esistono delle rigidità, queste sono da ricercare ancora in noi stessi.

Come ho detto, proprio grazie a tali rigidità, si è determinata una situazione policroma. I meno fluidi fra noi, ad esempio, hanno creato villaggi che ospitano intere comunità. In realtà, nessuno di loro ha necessità di procurarsi cibo o riparo, tuttavia, è come se, durante il salto, avessero trascinato con sé una sorta di eco dell’antico istinto gregario e che si manifesta, oltre che in questo bisogno di fare gruppo, nel loro attaccamento a uno specifico culto.

Nella sostanza, quindi e come ho già descritto, si tratta di una situazione di fatto conflittuale ma che, infine, valuto positivamente, soprattutto dal punto di vista della GOC. Avere al nostro interno rigidità di questo tipo, infatti, ci consente un controllo effettivo sul conflitto che, in ogni caso, appartiene alla Dualità. E considerata l’enormità del range temporale che separa la GOC anche solo dall’obiettivo a medio termine che ci siamo dati (la consapevolizzazione della creatura a undici dimensioni), nonché la limitatissima esperienza che anche i migliori di noi hanno rispetto a questo compito, poter circoscrivere il conflitto a questo aspetto, lo considero un vantaggio.

Per il resto, la GOC da una parte e Gaia dall’altra, sembrano regolamentarsi reciprocamente, nel senso che nessuno di noi ha bisogno di pianificare oltre un certo limite la propria attività esplorativa. Il più delle volte, infatti, accade che si senta l’impellente bisogno di partire verso una data meta. Semplicemente, non stiamo più bene qui e desideriamo allontanarci, prendendo una direzione specifica. Al nostro ritorno, poi, troviamo fratelli desiderosi di sapere le cose delle quali siamo stati testimoni, almeno tanto quanto lo siamo noi di raccontarle.

Ecco, questo è forse uno dei momenti durante i quali davvero tutti riescono a “sentire” la Grande Ottava come la vera e unica forza che ci terrà uniti sino alla fine.

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