Il sogno come universo a tre dimensioni

Il mondo onirico è concepibile e, di conseguenza, descrivibile come un universo mancante della “dimensione tempo”. In buona sostanza, esso è rappresentabile come un universo a tre dimensioni, strutturalmente più semplice del c. d. “mondo reale” e da questo separato.

La cosa è facilmente dimostrabile, almeno a chi abbia una buona confidenza con i propri sogni perché è legata al modo con il quale noi ricordiamo i sogni stessi.

Chi si prendesse la briga (e forse il gusto, chissà) d’osservare con attenzione il meccanismo che sta alla base della propria “memoria onirica”, noterebbe un fatto curioso: al risveglio dal sonno, il ricordo di ogni singolo evento onirico procede “al contrario”, ossia partendo dalla fine del sogno per poi risalire agli elementi precedenti, sino al suo inizio. E così via, saltando a ritroso di sogno in sogno (ammesso e non concesso che si riesca a ricordarli tutti).

Ho definito questo meccanismo “curioso” giacché, il più delle volte, esso è invisibile al sognatore.

Il più delle volte il sogno è ricordato come un blocco unico che il sognatore medesimo, una volta sveglio, descrive in modo sequenziale, partendo dall’inizio e arrivando sino alla fine. Tuttavia, se taluno prendesse maggior confidenza con il proprio universo onirico, diverrebbe presto consapevole del fatto che questo “monolitismo” è illusorio. È un trucco adottato da Mente di fronte al disagio indotto dal paradosso di procedere “al contrario” nella ricostruzione dell’evento.

In effetti, accade proprio questo: Mente compie velocemente e in modo nascosto la ricognizione mnemonica, restituendo all’io osservatore solo il blocco onirico già elaborato e “ordinato”, assieme all’illusione che al sogno relativo sia legata anche una dimensione temporale. Tuttavia, così non è.

Il punto, ovviamente, è capire perché la ricognizione mnemonica dell’evento onirico avviene al contrario, mentre quella che operiamo rispetto agli eventi della c. d. real life (d’ora in poi RL), no.

Ecco, questo avviene perché la struttura dei due ricordi (onirico e di RL) è significativamente diversa. Per spiegarlo, mi avvarrò del linguaggio informatico.

Diciamo che la memoria onirica, al fine d’immagazzinare dati (dove lo fa, non è in discorso), usa il c. d. metodo LIFO (Last In First Out, ultimo a entrare e primo a uscire). Viceversa la memoria di RL usa il c. d. metodo FIFO (Fisrt In First Out, primo a entrare e primo a uscire).

Si tratta dei due modi possibili nella gestione di uno stack (pila) di dati e può essere visualizzato nel primo caso (LIFO) come un tubo con una sola apertura, nel secondo (FIFO) come lo stesso tubo aperto alle due estremità.

In generale, possiamo affermare che dati entrano (creazione del ricordo) ed escono (recupero del ricordo) dal tubo. Nel primo caso (LIFO), entrano ed escono dalla medesima apertura. Nel secondo (FIFO), entrano da una parte ed escono dall’altra.

fifolifo

I singoli rettangoli sono i blocchi d’informazione che compongono il ricordo e, come si vede, nel ricordo di RL (FIFO) hanno un comportamento più funzionale permettendo, appunto, di recuperarlo secondo una logica temporale: dal primo all’ultimo elemento.

Cosa che manca nel ricordo onirico poiché Mente non indicizza i singoli blocchi d’informazione, limitandosi ad ammucchiarli nella pila o a trarli dalla medesima così come sono entrati. Viceversa, tale indicizzazione avviene per i ricordi di RL.

L’indicizzazione, a tale proposito, è quell’operazione in forza della quale la posizione assoluta di ogni elemento della pila è conosciuta e, quindi, rintracciabile durante il recupero del ricordo. Il ricordo è mappato grazie all’indicizzazione e, proprio per questo, descrivibile in termini di tempo trascorso.

Se questo è vero, allora è proprio la dimensione tempo a fare la differenza giacché senza una linea temporale il processo d’indicizzazione diviene impossibile.

Come faccio a indicizzare il primo elemento della pila senza la dimensione tempo? Dopo cosa viene quell’elemento se non esistono né un “prima” e neppure un “dopo”? E se non posso indicizzare il primo, come posso dare un indice assoluto agli altri elementi? La sola cosa che posso fare è riferire ogni singolo elemento al precedente, con esclusione del primo.

Laddove la dimensione tempo non esiste, Mente non può in alcun modo comporre una cronologia degli eventi, di conseguenza non può indicizzare. La conseguenza è che Mente non ha modo di risolvere l’impasse se non ammucchiando gli elementi del ricordo nella pila con la conseguenza che l’unica strategia possibile è LIFO.

Viceversa, in RL la dimensione tempo esiste e questo consente a Mente la creazione della relativa cronologia e, di conseguenza, l’indicizzazione della pila (0, 1, 2, … n).

A causa di ciò, affermo che il mondo onirico è un universo a tre dimensioni e, se volete, il sogno è un esempio di come, ogni notte, noi ci spostiamo in un altro universo, contiguo al nostro e caratterizzato da un corredo dimensionale diverso.

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2 thoughts on “Il sogno come universo a tre dimensioni

  1. Ritengo che una cosa detta potrebbe non essere corretta.
    Un conto dire che la dimensione tempo non esiste… e un conto è dire che il tempo non viene percepito.
    Sono due cose ben diverse.
    Nel caso dei sogni, possiamo davvero affermare che il tempo non esiste… o forse dovremmo dire che il tempo non viene percepito, oppure che viene percepito in maniera diversa da quando si è svegli?

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    1. Osservazione pertinente. Tuttavia, devo tenere il punto giacché, se non percepisci il tempo, nemmeno puoi affermare che esiste lo stesso. Più semplice e, quindi, più vicino al vero (Occam docet) affermare che non esiste poiché, in ogni caso, non ne puoi tener conto. E, infatti, la mente adotta l’unica strategia valida in una situazione simile: lavora come se il tempo non ci fosse. Solo dopo, in fase di ricostruzione (che avviene il RL) torna ad usarlo … ma è una difesa nei confronti di un paradosso.

      Se vuoi, qui trovi un articolo nel quale la cosa è spiegata in modo diverso.

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