Il richiamo della foresta

Camminare per una settimana, senza scopo alcuno, se non quello di muoverti, riporta la tua anima al centro del labirinto. Vai a capire se poi il centro è esso stesso l’uscita. Fatto sta che devi andare incontro al tuo Minotauro (K, per gli amici), per poterlo abbattere, tanto quello sempre lì a romperti i maroni se ne sta, dalla mattina alla sera. E ogni riferimento a Delo, Westworld e Cnosso è puramente casuale.

Insomma, dopo aver percorso circa 250 km a piedi durante una settimana di luglio, ti decidesti ad affrontare il primo dei vari minotaurini. L’angoscia che hai di fronte al mostro è immensa, non tanto per la pericolosità del Minotauro, quanto perché non sai cosa ti aspetta aldilà di quel paio di corna.

Andasti dunque nel suo ufficio, e col cuore in mano gli dicesti che avresti lasciato il lavoro. Avevi preso il toro per le corna, così come insegnava il maestro dell’agguato, e compiesti un bel salto nell’ignoto, trovandoti in una dimensione fino ad allora sconosciuta. Avevi lasciato il comfort ma allo stesso tempo la noia di una vita che ti stava privando di ogni energia creativa. E al centro del Labirinto ti trovasti di fronte la classica insegna con su scritto “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate”.

La selva oscura si trovava al termine di via Nomentana, ed era una casa popolata da minotauri di ogni razza e dimensione. Per 10 mesi, il tuo lavoro consisteva nel farti fare letteralmente a pezzi dal piccolo Loki e dalla strega nera e da altri piccoli mostriciattoli bisognosi d’amore, ma al tempo stesso rotti. E non c’è niente di peggio che provare a riversare amore in vasi rotti.

Il piccolo Loki

Affrontare il piccolo Loki fu come trovarsi davanti al tuo vecchio Shatan, che a fatica avevi domato dentro di te. Una persona completamente folle, multiforme, e sessualmente predatrice: solo un grande controllo e l’assenza di paura (e, ovviamente, di uno scopo nella prima attenzione) ti hanno portato lentamente a spazzarla via.

Non so se avete mai lottato guardando negli occhi la follia totale: non c’è arma migliore se non quella di ridergli ancora più forte in faccia. E poi puff, sparirà.

La strega nera

La strega nera era ed è ancora fortissima. La sua follia era molto più matura e potente, ricoperta perlopiù da un involucro irresistibile, nero come l’ebano, splendente come una stella nera. Lo scontro avrebbe portato solamente alla morte, per cui avevi intuito che dovevi in un primo momento provare a fartela alleata.

Una strega nera senza controllo, senza nulla da perdere, predatrice sessuale, morbosa, magnetica… e come se non bastasse inconsapevole di riaprire in te le vecchie ferite inferte dalla violenta manipolazione di tuo padre (oltre a farti arrapare come non poche, ma questo era un altro problema).

La strada sembrava essere solo una, e portava dritta dritta al neuro-deliri.

Così iniziasti a fare l’unica cosa possibile: spalmarti di vaselina nell’attesa di fare l’ennesimo salto nel buio. La strega aveva portato con sé nella casa un giovane alleato, uno schiavo sessuale che non esitò a scagliarsi contro di te. Ma tu, grazie ad uno dei più potenti agguati, riuscisti ad evitare il peggio, anche se purtroppo il sacrificio richiesto fu enorme.

Ma la libertà era dietro l’angolo, perché il tuo K ti aveva sì aperto lo sfintere, ma grazie a quella spinta compiesti un nuovo salto nel buio, mollando anche questo lavoro per tornare nuovamente libero (povero sì, ma finalmente libero di tornare a fare la tua vita di un tempo e con una consapevolezza della madonna!).

Davanti a te però la desolazione, l’angoscia, l’ansia di abbandono. I morti sul campo li avevi certamente lasciati, ma ti era costato una caduta nella depressione. Solo l’amore di una donna, le parole dei tuoi fratelli del Filo, il sacrificio del tuo amato cane e le parole inconsapevoli dei tuoi amici bambini, riuscirono a risollevarti.

Il primo passo del risveglio completo fu sancito proprio da quei bambini, che senza nemmeno pensarci ti donarono la massima felicità chiamandoti, per la prima volta nella tua vita, “Maestro”.

Fenrir, il lupo figlio di Loki

Ora eri tornato ad essere il lupo e guidavi il tuo branco senza ansia, sciolto, rilassato, fluido. In poche parole: senza catene né collari.

Eri finalmente pronto al salto finale con i tuoi vecchi compagni di viaggio: un vecchio matto, una strega sorella di vita e di morte, un’altra strega che ancora dovevi conoscere a fondo ma di cui sapevi poterti fidare.

Ma c’era ancora del lavoro da fare: diventare il Testimone, trovare il bus 38 e soffiare sulle ali magiche dell’ape regina per aiutarla a spiccare il volo finale.

Il labirinto si sta sgretolando, il lento movimento a spirale si fa sempre più duro e incessante, i mostri e i parassiti che un tempo vi atterrivano, stanno pian piano dimostrandosi per quello che sono: degli ubriaconi cacasotto.

Ma l’attenzione resta e deve restare alta, perché verrà il giorno, anche se non sappiamo ancora quale e le trappole sono nascoste ad ogni angolo di strada.

 

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