Speriamo che sia femmina…

Non lo sapevi, ma avevi appena iniziato a combattere una delle guerre più terribili (d’altronde eri o non eri un guerriero), fatta di mille battaglie visibili ed invisibili.

La miccia della prima bomba fu accesa dalla strega che ti aveva addestrato anni addietro. Quella stessa strega che poi sarebbe diventata tua sorella. “Parte dell’addestramento consiste nel far comunicare la tua parte maschile con la tua parte femminile”.

Ma la tua parte maschile era vorace, predominante, ingozzata fino a quel momento da tutti i pessimi esempi che avevi avuto durante la tua falsa esistenza precedente. E aveva ridotto la tua parte femminile ad una larva. E così eri portato a considerare tutte le donne come creature utili solo a svuotarti i coglioni. Anche se allo stesso tempo ne avevi una paura fottuta. “Eterofobia??”.

Temevi le donne perchè temevi la parte di te che ti avrebbe dato maggior potere. Ti avevano fatto mettere la femmina all’angolo per picchiarla, umiliarla, stuprarla: così andavano trattate, te l’aveva mostrato quel tiranno di tuo padre, spaventato ancora più di te dal potere femminile. “Se sono infelice è colpa delle donne!”, era il suo mantra.

Ma K è grande, e ti aveva lasciato solo, in famiglia, in balia di 7 donne, cagna inclusa! Dovevi solo capire il loro immenso potere. In parte lo avevi colto, accettando di farti ammaliare ogni 28 giorni dalla Luna, che sentivi come tua sorella. Ma questo non bastava.

Lo spirito, dopo averti ridestato, ti aveva messo nelle mani di una potente strega, di cui faticavi a riconoscere il potere e la superiorità, perché a quei tempi, durante il primo addestramento, eri solo un sporco maschio presuntuoso, e non eri pronto ad accettare che il potere fosse proprio in quegli esseri così tanto detestati da te, da tuo padre, dalla società.

“Devi imparare a far comunicare il tuo maschile con il tuo femminile”. A parole era facile, ma la strega non sapeva di avere a che fare con un mostro misogino cresciuto a pane e odio. Un odio che si manifestava in rapporti d’amore falsi, emotivamente poveri: volevi solo sentirti qualcuno mostrandoti in giro con le tue predi sessuali. Poi il Filo ti fece a pezzi, anche se ancora non te ne eri reso conto. Ti diede in pasto alla strega, che ti digerì, iniziando a farti vedere la vera essenza dell’unione e dell’amore fra maschile e femminile. Soffrendo.

Ma non eri ancora del tutto sveglio, così il vecchio ti mise di fronte alla sfida più forte, quasi mortale. Era il tempo infatti di scontrarti con l’ape regina. Fosti tu a sentirti attratto, dopo aver sognato di doverti mettere al suo servizio.

Senza dirlo a nessuno, decidesti di metterti in gioco, di affrontare l’ape regina, o meglio, di affrontare il mostro dentro di te. Il mostro che cercava prima il potere del femminile, per poi cagarsi addosso e accontentarsi solo delle briciole, ovvero il desiderio del rettile di appropriarsi della femmina.

Sapevi che era la tua sfida e fosti pronto a combatterla in maniera impeccabile. Il testimone stava decidendo del suo futuro. Quando vedesti l’ape regina per la prima volta ne fosti attratto con tutti i centri. Ma ti buttasti nella sfida di non darla vinta al rettile. Per te era una vera e propria missione impossibile, perché una donna così fino a qualche mese prima sarebbe stata la tua femme fatale. Ma sentivi il potere del Filo e la possibilità di farcela questa volta.

Nel frattempo il Filo continuava ironicamente a darti occasioni di avere occasioni. In tutti i lavori che trovavi, c’erano solamente colleghe femmine con cui confrontarti… Svegliati TESTIMONE!! CAZZO!

Ronzasti a lungo intorno all’ape regina, mentre lei ti dava il nettare più prelibato, il potere, senza, tuttavia,  farti cadere nella trappola del desiderio. Furono giornate di voli magici in cui accelerasti a duemila, e riusciti ad aprire gli occhi, ma soprattutto iniziasti a fare a pezzi quel muro che avevi messo fra maschile e femminile. Quella che tu avevi ridotto in larva, stava riprendendo il suo spazio. Ora il maschile non era più un gigantesco mostro ma stava cominciando a capire l’importanza e la potenza del femminile. Tu davi potere all’ape regina, e l’ape te lo restituiva come miele selvatico.

E nel giorno della luna piena che più piena non si poteva, dopo aver perso un treno, ti trovasti solo in stazione a pensare … pensare … finché non arrivò quella che potremmo definire Illuminazione.

Finalmente provasti un amore diverso, puro, un amore che non obbediva alle leggi terresti, un amore senza gravità: era l’amore verso la tua parte femminile che avevi finalmente compreso! Lei ti aveva parlato, era rinata, era risorta, aveva solo bisogno di un nuovo nome, che solo l’ape regina era in grado di donarti: Bentornata al mondo, Celeste! Eri pronto ad amare davvero, a non nutrirti più di burattini femmine. Pronto ad abbracciare in un unico grande fuoco celebrativo le tue streghe che ora erano sorelle, amanti, madri, figlie! E anche Celeste, la tua femmina, bruciava, ti stava pompando nelle vene un sangue diverso, nuovo, puro, potentissimo!

E per celebrare la rinascita, non appena parcheggiasti la tua automobile ti trovasti di fronte due giovani che si baciavano e si scambiavano sguardi di intesa (indifferenti alla presenza della Madonna, che in forma di statua, li osservava dall’alto scandalizzata e pronta finalmente a crollare), come due vecchi amanti che si erano ritrovati a distanza di secoli, di incomprensioni e di morti e rinascite.

La battaglia finale si era esaurita, la guerra per riunire maschile e femminile era terminata, le anime si erano connesse, tu ti eri completato e il vecchio si fece una grossa risata, mollo un forte peto e dichiarò “è stata una cosa ben fatta!!”

Dalla radio, manco a farlo apposta, parti la sigla finale:

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