Medusa

Medusa è il potere assoluto che crea e distrugge il mondo. È la divina prostituta che danza sul corpo straziato dell’uomo cieco, deridendone la mente timorosa e, tuttavia, chiedendone il disperato aiuto.

Medusa è vortice di follia, abisso di morte e motore di vita, prorompendo come urlo infinito dal nero Nulla che circonda la Creatura.

“Ti voglio! Ti desidero! Ti bramo! Vieni a me … guardami … amami … spiegami … descrivimi, maledetto idiota!”. La sua furia è indomabile, il suo impeto, incontenibile. Il suo desiderio, sfrenato.

Molti conoscono la storia di Perseo, pochi sanno chi era veramente e cosa fece, in realtà, quando spiccò la testa dal collo del mostro. La storia racconta che, quando la testa di Medusa rotolò sul pavimento della caverna delle Gorgoni, dalla ferita (o dal sangue, dipende dalle versioni), uscirono il cavallo alato Pegaso e il gigante Crisaore.

Ora, Pegaso, poiché cavallo, incarna senz’altro un’immagine di vitalità e forza e che, sul piano psichico, diventa semplicemente potere. Se si unisce a questo, il fatto che Pegaso è dotato di ali, l’idea che ne scaturisce è quella di un potere capace di vincere i limiti imposti dal mondo fisico. In altri termini, stiamo descrivendo il potere creativo del quale ciascun vivente dispone sin dal primo istante di vita.

Crisaore, invece, è rappresentato dal suo nome il significato del quale è “chi possiede la lancia d’oro”, nonché da ciò che fa. Crisaore, infatti, durante la sua esistenza uccide molti uomini malvagi e, per questo, è descritto come l’immagine dell’impeccabilità, dell’integrità morale che diventa azione concreta di distruzione delle forze disgreganti rappresentate dalle azioni malvagie. È assai evidente, almeno a me, che la figura di Crisaore è generata dal senso di colpa primigenio (il quale è generato dall’incapacità della Coscienza Creatrice di comprendere ciò che va descrivendo dentro lo stato duale). Forse, lo vedremo meglio in seguito.

In sostanza, quindi, ciò che Perseo fa tramite la decapitazione della gorgone è dare forma al potere indeterminato e feroce di Medusa. Sotto questo profilo, Perseo è la macchina che trasforma il potere in realtà. E, poiché il flusso di potere promanante da Medusa è costante, Perseo è costantemente in atto d’uccidere la gorgone e, di conseguenza, di creare realtà (Pegaso) e ordine (Crisaore).

In sostanza, esistono tre Perseo poiché ciascun cervello (rettile, emotivo, logico) può essere descritto come tale. Ciascuno dei tre cervelli che possediamo, infatti, compie quest’omicidio in tempo reale e senza soluzione continuità trasformando, grazie al proprio linguaggio, quel potere selvaggio e indeterminato, nel mondo ordinato che ci circonda. In realtà, chiunque può vedere che, soprattutto nel tempo attuale, il mondo non è per niente ordinato, ma tale disordine, come ho già scritto altrove, è figlio del processo psicoentropico generato dal progresso tecnologico (per chi volesse approfondire il concetto di psicoentropia, c’è quest’articolo).

In sostanza, Perseo simboleggia il linguaggio proprio di ciascun centro e, come tale, strumento primo e unico dell’atto creativo. Esiste un Perseo istintivo (centro rettile) che crea la struttura organica (il soma). Ne esiste uno “emozionale” (centro emotivo) che crea l’empatia e, quindi, le relazioni fra gli organismi e, infine, uno “logico” (centro intellettuale) che crea la consapevolezza del singolo individuo, ossia l’atto sacro per eccellenza e che vive grazie al reperimento di informazioni (processo creativo) e al loro immagazzinamento (processo mnestico).

Questo è un punto davvero molto importante perché ribalta completamente il paradigma percettivo che ci ha imposto il processo educativo. Volendo semplificare in massimo grado, potremmo semplicemente affermare che non esistono scoperte, bensì solo invenzioni. Questo significa, ad esempio, che la teoria della relatività è una creazione di Einstein, non una sua scoperta. Nel senso proprio che, prima che Einstein la creasse, la relatività non esisteva. E questo è talmente vero che se Einstein avesse creato una teoria diversa, adesso l’intera umanità si troverebbe in condizioni profondamente diverse nelle quali, magari, la velocità della luce non sarebbe quel limite assoluto che, invece, nei sistemi fisici, è.

Più in specifico, affermo che l’intuizione è la forma che il processo creativo acquista quando è in azione il “Perseo logico”, ossia il terzo cervello. Nei secoli, molti sono stati coloro che hanno cercato di cogliere l’essenza dell’intuizione, ma nessuno ci è riuscito; forse, chi di più s’è avvicinato alla verità è stato Gödel che (unitamente a Parmenide, in effetti) vedeva nell’intuizione matematica una forma di conoscenza reale, e non puramente astratta o concettuale.

Tuttavia, nessuno è mai riuscito a compiere il salto decisivo che lo avrebbe portato dentro un paradigma percettivo diverso da quello che ci hanno insegnato e che si basa sul principio di causa/effetto. E il motivo di questa incapacità sta tutto nella sacralità del processo creativo.

Cos’è il sacro? Il sacro è il trucco più potente. Lo stratagemma supremo grazie al quale v’è certezza che qualsiasi oggetto dichiarato tale non sarà mai investigato dalla mente perché, se si facesse, si commetterebbe sacrilegio. Dato ciò, l’oggetto sacro può essere solo venerato non potendo in alcun caso subire un’indagine critica.

Ora e nel caso in parola, l’oggetto sacro è proprio il processo creativo. Anzi, il livello di sacralità di tale processo è talmente elevato che la mente, per avere l’assoluta certezza di non poterlo tangere, semplicemente lo nega, sostituendovi, nel tempo, prima “dio” e, quindi, il principio di causalità che, come dogma del razionalismo, diviene sacro a sua volta.

Medusa, quindi, è quel brevissimo iato che sta fra Keter e Perseo. Un istante rapidissimo ma reale, durante il quale il potere creativo può diventare qualsiasi cosa. Sotto un tal profilo, quindi, Medusa sembrerebbe l’altra declinazione di Dioniso, il dio feroce e arcaico, totalmente amorale e altrettanto libero, anch’esso senz’altro associabile alla fase preverbale del potere (inteso come istante che precede l’intervento di un linguaggio, quale che sia). Certamente, Dioniso e Medusa sono entrambi frutto della mitopoiesi dell’uomo il quale, stante il divieto assoluto di divenire consapevole del processo creativo, veste il potere promanante da Keter in un caso come un dio orgiastico, nell’altro come un mostro, di fatto spogliandosi del suo stesso potere. Tuttavia, non possiamo dire che l’uno preceda l’altro poiché appartengono entrambi all’indeterminazione assoluta del potere creativo. Forse, potremmo presupporre che le due declinazioni tendano genericamente ad autoescludersi. Per questo, suggerirei l’ipotesi che Medusa e Dioniso possano essere l’elaborazione mitopoietica rispettivamente del maschio e della femmina, in altre parole la sacralizzazione dell’idea del potere che i due generi esprimono in modo del tutto istintivo. E questo potrebbe davvero avere un senso; basti pensare come solo il primo si presti alla creazione reale e concreta, mentre il secondo ha come unico sbocco la frenesia e l’estasi.

Medusa è sacrificata e da essa scaturiscono tutte le cose e la giustizia che le governa. Medusa, quindi, è conservazione. Dioniso, viceversa, è ebbrezza danzante, progressione sfrenata, dissoluzione d’ogni struttura. Infine, Medusa e Dioniso sono le prime e potentissime caratterizzazioni preverbali rispettivamente di Latone e di Rosso.

Ebbene, caro lettore, ciò significa che in questo preciso istante, sia tu sia io, stiamo decapitando medusa al fine di sostenere la descrizione del nostro corpo e di quanto ci circonda. Nel medesimo tempo, è possibile (ma non scontato) che facciamo danzare Dioniso al fine di distruggere ciò che abbiamo appena creato. Infatti, Medusa (Latone) è più grande di Dioniso (Rosso) e domina la totalità psichica per più tempo (le due forze espongono un incedere sistolico e diastolico, come il respiro nel quale l’espirazione sempre più lunga dell’inspirazione).

Nota – Il controllo di Criasore (Super-io) è in ogni caso successivo. Egli nasce dopo Pegaso come conseguenza del senso di colpa primigenio.

In ogni caso, ciò che stai leggendo è precisamente il frutto di un atto creativo nel senso che “prima” tutto questo non esisteva. Tuttavia, non esistendo un “prima” e nemmeno un “dopo”, ma solo il qui e ora, la presa di consapevolezza di questi fatti manifesta se stessa per ciò che è: l’atto creativo per eccellenza. Anzi, l’unico possibile.

Sotto questo profilo, esistono due modi di creare consapevolezza.

Il primo è quello appena descritto e che avviene quando il terzo Perseo dà una forma all’indifferenziato tanto che, da quell’istante, il Campo di Coscienza (potremmo chiamarlo Inconscio Collettivo – IC – e sarebbe corretto) è modificato in modo irreversibile. Si tratta di un autentico processo di scrittura dell’IC che, da quell’istante, può essere conosciuto da chiunque sia capace di realizzarne un efficace processo di lettura.

Il secondo si attua qualora l’individuo ricalchi informazioni che esistono già, magari affinandole, oppure ripetendole semplicemente. Quante volte siete saliti o scesi da un’automobile nella vostra vita?

Ciò che determina il mondo nel quale pensiamo d’essere immersi è la nostra attività creativa. Un’azione continua, indomabile, tremendamente potente e che funziona grazie al sistema a tre centri.

Un sistema che, tra l’altro, ho avuto la ventura di osservare molto da vicino proprio la scorsa notte. È accaduto che tre giorni fa contraessi un virus influenzale, una brutta bestia, con febbri altissime e complicazioni alle vie respiratorie. Ebbene, niente di che, milioni di compatrioti hanno subìto o stanno subendo la medesima sorte. Tuttavia, l’altro ieri notte, è accaduta una cosa davvero singolare. Dopo uno sgradevole risveglio intorno alle quattro del mattino, a seguito di violenti colpi di tosse, mi sono alzato bestemmiando, ho svuotato la vescica, atteso che la tosse si calmasse, preso un’aspirina e, quindi, sono tornato a dormire. E qui mi è accaduto d’entrare in una dimensione onirica mai sperimentata prima.

In sostanza, entravo e uscivo dal sonno continuamente portando con me la sensazione che avevo appena vissuto in fase onirica. Era come se (ricordo d’averlo anche scritto a un mio contatto FB) fossi diviso in più parti, ciascuna delle quali soffriva in modo diverso. Ricordo che scrissi al mio contatto di “quattro parti” e del fatto che esprimevano ciascuna una sofferenza che non era in alcun modo paragonabile alle altre.

Chiusi la questione in modo frettoloso, attribuendola alla temperatura corporea eccessiva e non ci pensai più. Stanotte, però, la cosa s’è ripetuta in modo del tutto analogo. L’immagine, dunque, più forte e persistente è quella di questa parte che osserva un piatto (forse una fondina) pieno di cibo. E la sensazione restituita e che domina l’intera scena (che si ripete più volte in diversi brevi sogni) è la deliziata sorpresa di questa parte la quale non si capacità di come quel piatto sia sempre pieno e di quanto sia facile trovare cibo. Non c’è altro, lì, se non quest’idea monomaniaca del cibo, legata immediatamente a questa strana estasi determinata dal fatto che non c’è alcun bisogno di uscire per procurarlo … perché il piatto continua a riempirsi (tenete presente che, nonostante abbia descritto la cosa in termini di “deliziata sorpresa” e “strana estasi”, tutto ciò avviene in una dimensione di sofferenza, tipica dei sogni che si fanno quando il corpo è malato).

In any way, in una sorta di compartimento contiguo c’è una seconda parte che, muovendo dall’informazione del piatto che si riempie da solo, ha come unico scopo di comunicare a qualcuno ciò che sta accadendo e, di conseguenza, l’emozione che sta vivendo. Ecco, la cosa sorprendente è lo switch che occorre nel passaggio fra i due compartimenti i quali appaiono realmente come mondi diversi. Mondi fra i quali qualcosa o qualcuno sta saltando. Appena realizzo questo pensiero, inizio a svegliarmi e capisco che ora sto nel terzo compartimento: l’io osservatore.

In effetti, le parti non sono quattro come, con eccessiva leggerezza, avevo ipotizzato il giorno precedente, ma tre e corrispondono ai tre cervelli.

Ciò che sto affermando è che durante le ultime due notti (oggi è il 29 dicembre 2016) ho avuto l’esperienza onirica del funzionamento diretto dei tre cervelli (i tre Perseo, stavo per dire “i miei” ma ritengo questa una lettura “razziale”, ossia che possa essere estesa a chiunque).

Il rettile che, ormai dentro una realtà che assicura cibo in continuazione, si trova in una condizione di stupefazione pressoché costante. Ciò comporta che invece di fare quel che ha sempre fatto, ossia creare struttura, questo Perseo s’è trasformato in distruttore. Le prove di ciò stanno ovunque e vanno dai mostri creati dalla chirurgia plastica al disastro dell’eco-sistema.

L’emotivo che, risentendo di questa informazione dissonante che proviene dallo stesso vertice della piramide, è del tutto spaesato e, invece di creare empatia, produce rapporti umani instabili, fatti di violenza, incomprensione e prevaricazione.

Infine, quello che dovrebbe essere l’eroe compiuto, il Perseo al quale è demandato il compito di creare consapevolezza, è in uno stato cognitivo sempre più dissonante giacché con una parte di sé vede che il processo di produzione consapevole non può andare oltre il limite al quale è giunto (in termini razziali), almeno non su questo piano. E ciò, se in molti casi ha conseguenze realmente devastanti, nel complesso produce un aumento di comportamenti fuori schema se non, addirittura, fuori profilo.

Ora, quindi, il problema è costituito da un processo creativo sempre più fuori controllo e, per questo, destinato a compromettere l’intero scenario umano in modo esponenziale. Ciò perché il flusso di potere in uscita da Keter semplicemente non si fermerà e ciascuno dei tre centri continuerà a decapitare il mostro nei termini distonici descritti. Sempre che continuino almeno a decapitarlo, perché se dovessero smettere quest’atto fondamentale, beh … allora l’intera umanità avrebbe un problema molto, molto serio.

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