Lo Scopo

Sono passati eoni da quando ho memoria dell’ultimo mio ricordo.
Ero piccolo, e mi reputavo insignificante di fronte all’immenso.
Eppure, se qualcuno avesse potuto osservarci da fuori, persino io sarei stato parte di quel paesaggio…e più quel testimone si fosse allontanato, più i miei confini sarebbero spariti, fusi con tutto quanto il resto.
E se quell’occhio esterno, poi, avesse preso a valutare la sua stessa essenza, e avesse altresì scoperto di appartenere, anch’esso, al medesimo paesaggio osservato?
Può esserci un inizio laddove non si trova fine?
E che fine sarà mai, la nostra, nel mezzo di cotanta eternità…?

Quando si sperimenta una fusione trascendentale con tutto ciò che E’ se ne esce cambiati.
Per forza, non si riesce più a percepirsi come facevamo prima, individui ben distinti e sicuri della propria individualità.
Tale esperienza sembra ricercata come fosse il Graal da chi non l’ha mai sperimentata prima…o, per meglio dire, da chi non ricorda di averla mai sperimentata in quanto proveniamo tutti dalla medesima Fonte.
Ma tale dimenticanza sembra condurci inesorabilmente verso la ricerca di un tratto che, sotto una spinta opposta, noi vogliamo rinnegare a tutti i costi!
Perché nell’Uno vi è sofferenza. Atroce, incommensurabile Solitudine.
Ma anche la Dualità non ne è priva, anzi!
La sofferenza la fa dunque da padrona pressoché indiscussa in entrambi gli stati.
E allora, cosa fare?
(vedere Stato Terzo ed Eversione)
HonRos ha ipotizzato una via d’uscita da tale, apparentemente ineludibile, perenne condanna, descrivendo così lo Stato Terzo:

ossia quello stato di Coscienza nel quale ogni cosa è del tutto descrivibile (quindi, la molteplicità è mantenuta) e, allo stesso tempo, perfettamente comprensibile (quindi, il senso di colpa è assente)

Se ciò sia dato raggiungere è tutto da scoprire e chi sceglie di percorre il Filo ne diventa pioniere. Quasi un paradosso vivente considerando che il Guerriero vive l’attimo senza alcuna proiezione verso un futuro incerto essendone lui stesso il creatore, consapevole di poter fallire, camminando con determinazione tra la follia e la morte è, solo per questo, un eroe.

Dimmi dove vai e ti dirò chi sei

La solitudine è il suo peso
quando indugia nel Riflesso.
Nell’auto osservazione si frammenta
per poi ricordarsi che E’
dolce passatempo superficialmente assente
si muove attraverso il giudizio nascente dalla mancanza
alimentando nuove forme e ridando vita a vecchi miti
dove la giovinezza dell’anziano è il tramonto
che cede il passo all’aurora
– Attimi –
incastonati come diamanti
lasciano impallidire se stessi incontrando il tempo…
che mai abbandona la sementa, ovunque vada
scorre la vita che trova sostentamento
dal continuo movimento,
veloce o frenetico,
ritmato,  a tratti lento
poi un assolo
e qua l’Orchestra!…senti, un adagio,
prima del crescendo
Questa la sinfonia della
Ruota del Tempo

Dove vado? Chi sono? Perché sono qua…? E poi BUM, esplosione di limiti che s’infrangono come domande che si aprono a miriadi di risposte. Non ho più confini che determinano la differenziazione tra me e il resto.
Il resto è dentro e fuori, è ora che accade il passato insieme al futuro perché li inglobo. Sono immobile nell’infinità che non sta mai ferma, come una danza di colori e suoni e vibrazioni che mutano frequenza ma tutto dentro me. Pianeti che nascono e muoiono, universi implodono e poi si rigenerano…e parti di me si specializzano.
Dentro le coscienze mi consapevolizzo ma più cresco più tutto appare insensato.
Privo di scopo.
Qual è il motivo di tutto ciò?
Aaaaaahhh! Dolore lancinante nel riconoscermi assolutamente SOLA, per sempre, posso solo dimenticarlo frammentandomi e credendo a tale frammentazione! E’ l’unica soluzione che mi dona una parvenza di pace. Ma poi torno ad Essere Assoluta e senza scopo.
Non mi farò sopraffare da questo. Anzi lo userò a mio vantaggio.
Basta non tornarci, lì, in quello stato di Solitudine infinita, basta sostare qua, mi dico, nella frammentazione, scoprirne i segreti e godersela. Senza alcuno scopo particolare.

E quando la sofferenza supera il limite da me sopportabile posso sempre tornare a farci una capatina, in quello stato percettivo che mi dona rassicurazione in quanto non vi è nulla all’infuori di me.
Posso fare avanti e indietro tra questi stati, senza venire risucchiata dalla gravità di nessuno dei due, cercando di rimanere in equilibrio tra essi.
Ecco cosa farò. Me la voglio godere, dimenticando tutto il resto, scordando l’origine.

Ecco come stavo messa prima di approdare al Filo.
L’ho attratto a me, in quanto non sarei durata per molto con il peso delle esperienze vissute che, nonostante cercassi in tutti i modi di ignorare, aveva già preso a schiacciarmi pressante.
Sapevo troppo. E quando l’angoscia saliva oltre livelli accettabili mi raccontavo di aver preso un granchio. Io, piccola insignificante essere umano, come potevo aver scorto qualcosa di cui nessuno aveva mai parlato?
La solitudine dell’Uno.
Non poteva essere vera…era sicuramente una distorsione dovuta alla mia poca consapevolezza. Dovevo essermi sbagliata! Volevo essermi sbagliata.
Perché altrimenti non avrei avuto scampo. Nessuno ce l’avrebbe avuto, se non qua. In questa Dualità tanto disprezzata, di cui adesso vedevo l’aspetto salvifico che mi portava invece a temere il Nirvana.
Tutto ciò che potevo fare era godermela, sperimentare con gioia uno scopo senza scopo, e sperare che qualcosa sarebbe accaduto.
Dentro di me lanciai un grido di aiuto disperato che fu accolto con l’arrivo sul Filo del Rasoio.

La Benedizione

Pochi giorni fa giunge una notifica.
Lo stato in cui il Filo si è trovato fino ad oggi è cambiato prendendo una piega diametralmente opposta.
Il Multiverso ha accettato Lo Scopo attenuando perciò la sua spinta oppositiva e benedicendo il cammino di chi lo percorre.

«A volte la nostra vita si riassume in un unico, folle, gesto»
«Toruk è il più cattivo predatore dei cieli. Nessuno lo attacca, quindi … perché mai dovrebbe guardare in alto?
Ma questa è solo una teoria»
(cit. Avatar)

Questo è un invito.
Le porte del Filo si sono spalancate a tutti coloro i quali sentono affinità con esso.
Non sarà una passeggiata, non lo sarà per nulla, e per molti sarà la fine.
Non v’è certezza, né speranza, solo rischi mortali e folli, bagnati dal sangue di risate feroci.
Allora…
…chi viene?

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