Le Avventure di… Filocchio

C’era una volta … un re? No, c’era una volta un pezzo di legno destinato a diventare burattino degli Eloah, ma che, per fortuna, pian piano si svegliò fino a diventare un “doppio” cosciente e non più un buffo ciocco secco da stufa, buono solo per nutrire il fuoco divino.

Chi avrebbe mai pensato che Carlo Lorenzini, in arte Collodi, fosse andato così vicino alla soluzione della Danza Folle, o almeno a una sua descrizione molto molto molto approssimativa (nel senso di “prossima”, vicina)?

Il merito da attribuire a quel vecchio ubriacone pederasta, è quello di aver descritto con tanta semplicità la realizzazione del Doppio per raggiungere lo Stato Terzo. Una descrizione tanto semplice da passare per una stupida favoletta per bambini.

Pinocchio e gli Elohim

Appena entra nel mondo, il pezzo di legno viene “definito”, scolpito dalla Coscienza Creatrice (Mastro Ciliegia, al secolo Mastr’Antonio), che quasi si spaventa a sentirlo parlare (in realtà la CC non comprende che, quello che ha appena creato, quel pezzo di legno, ha una voce che poi è la sua medesima: è confusa perchè, uscita dall’Uno, inizia a sperimentare la dualità e dunque già iniziano i problemi e le paranoie).

Il naso Rosso di Mastro Ciliegia, rappresenta, in nuce, la meta che il pezzo di legno dovrà raggiungere: la rubedo, l’archetipo del sé, la consapevolezza completa (non a caso, quando il burattino si distrae dal processo di individuazione e mente alla sua parte animica che lo incalza, il naso cresce, quasi a ricordargli che deve tornare piccolo e rosso!)

pinocchio

Ma per arrivare a raggiungere l’obiettivo, c’è bisogno dell’intervento dell’Eloah.

Ecco cosi presentarsi a bottega Mastro Geppetto, detto Polentina per via della parrucca gialla. In lui troviamo traccia dell’archetipo del vecchio saggio (il giallo rappresenta l’altra fase alchemica della citrinitas). I due iniziato a litigare, ma il vecchio Geppetto la spunta, e porta a casa il pezzo di legno per farne un burattino in grado di danzare, saltare, giocare… sembra quasi richiamare il concetto della danza folle, da cui Pinocchio cercherà in tutti i modi di fuggire per rincorrere prima la Libertà Totale e, di seguito, lo Stato Terzo.

Il cammino del burattino

Appena viene al mondo come burattino, Pinocchio (pigna… Pineale?) si sveglia e capisce che il suo destino non è quello di seguire la spinta del padre, ma di trovare una soluzione a quella condizione di “poveraccio”.

Il burattino sembra vivere contemporaneamente in numerosi Multiversi, non capisce dove si trova la sua casa e salta di qua e di là per mondi sconosciuti. Come lettori riusciamo effettivamente a provare questa sensazione di straniamento, il viaggio di Pinocchio avviene nello spaziotempo, all’interno di luoghi misteriosi e indefiniti.

Tuttavia, come ogni Coscienza Individuale, è spinto e sballottato da due forze: Rosso e Latone.

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La spinta di Rosso porta sempre Pinocchio verso situazioni di eccitazione ma al tempo stesso di estremo pericolo, ai confini con il regno della morte (Mangiafuoco, Osteria del Gambero Rosso) e sono quelle in cui si manifesta anche in maniera più pressante la spinta di K, il servo dell’Eloah.

Basti pensare a Mangiafuoco, un terribile burattinaio che Pinocchio riesce a domare distruggendo la prima delle sue False Personalità: quella appunto di essere un legno utile solo per scaldare la cena.

Pinocchio gioca con le emozioni: “gli Elohim non sono capaci di averle, perchè mancano della modalità dell’essere”. Per questo, quando il burattino piange ed entra in contatto con il suo centro emotivo, Mangiafuoco comincia a starnutire, quasi sentisse il gelo e il freddo dovuto alla assenza di emozioni.

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Per bilanciare la presenza di Rosso, ecco arrivare Latone: la colomba bianca, ma soprattutto tutto ciò che ha a che fare con il Turchino. Latone riporta Pinocchio alla calma e alla speranza di una esistenza più “conservatrice” (restare a casa, andare a scuola…).

fata

Pinocchio sembra, solo apparentemente, stupido, svogliato e scavezzacollo: in realtà vuole vivere intensamente tutte le esperienze che si trova di fronte, la parte animica lo stuzzica mettendolo sempre davanti a nuove prove da superare; ogni prova serve a distruggere le macchine che gli impongono la forma legnosa di burattino.

Tutti i mostri di Pinocchio

La prima macchina che fa a pezzi è quel fastidioso Grillo Parlante, il noioso super-io. Una delle ultime sfide è quella contro la Falsa Personalità che finora lo ha guidato, ma che ora è diventata un intralcio: la minaccia concreta, che poi in parte si realizza, di diventare Asino.

Il paese dei balocchi non è uno scopo, la libertà totale non è questa. Una volta corso il rischio di morire, anzi di vivere in un circo eterno (ancora richiami alla danza folle), ritorna a contatto con le sue emozioni e, finito nell’acqua, viene aiutato dai pesci a ritrasformarsi: da Asino a burattino.

Ora però la consapevolezza è cresciuta e lo porta verso la sfida finale.

Il Pescekappa

Il mostro finale è il pescecane. Pinocchio entra nella pancia di K e qui porta a compimento la realizzazione del proprio Doppio, incontrando e finalmente “riconoscendo” Geppetto. L’Eloah si unisce a Pinocchio e, tuffandosi nel mare, ritornano entrambi a casa. Grazie a Pinocchio, l’Eloah trova la dimora delle emozioni.

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I due insieme arrivano in una dimensione “altra”, così come si percepisce leggendo il testo: “Nelle veglie poi della sera, si esercitava a leggere e a scrivere. Aveva comprato nel vicino paese per pochi centesimi un grosso libro, al quale mancavano il frontespizio e l’indice, e con quello faceva la sua lettura. (Ringrazio Igor Sibaldi per aver sottolineato l’importanza di questo estratto)

Un libro senza frontespizio e indice all’epoca di Collodi era praticamente un libro inesistente, o meglio un libro non terminato e che, quindi, non aveva senso pubblicare perchè incompleto. In realtà qui sembra essere una prefigurazione di quanto descritto altrove in questo blog:

“Ricordo che sia la CC sia, verosimilmente, gli Elohim esistono solo nel qui e ora. Per essi, passato e futuro, semplicemente non esistono e tutto ciò che è avvenuto nella dimensione che noi chiamiamo tempo, sta avvenendo in questo preciso istante”.

Il libro non ha autore, Pinocchio non ha maestri, come noi guerrieri del filo:

“La conseguenza di ciò è che il possesso di un’anima è il risultato di un percorso lungo e molto, molto difficile nel quale l’individuo (guerriero) fa a pezzi il proprio universo golemico con l’unico obiettivo di portarlo in uno stato di fluidità assoluta. E, per fare una cosa simile, non servono scuole e/o maestri. L’unica cosa che serve, è volerlo.”

Così (non) finisce l’avventura di … Filocchio

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2 pensieri su “Le Avventure di… Filocchio

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