Il Doppio Mnestico – Seconda Parte

Mi sono impegnato nella stesura di questa seconda parte del lavoro dedicato al Doppio Mnestico a seguito delle osservazioni postate sia da Cesare, in calce all’articolo precendente, sia di altre persone, pervenutemi via mail. In effetti, l’aver creduto di poter esporre con chiarezza un argomento così complesso in un solo articolo è stato un errore al quale intendo ora cercare di porre rimedio.

La prima precisazione riguarda l’ambito di competenza dell’analisi proposta. In specifico, l’oggetto di studio è solo il Doppio Mnestico il quale è cosa profondamente diversa dal Doppio Immortale. Affermo che il DM è un luogo nel quale l’Io Osservatore può, in certi casi, sperimentare una dimensione esistenziale che trascende i limiti egoici (per questo, come abbiamo visto, il DM si trasforma sempre in una trappola mortale). Tuttavia, trattasi di un oggetto conoscibile tramite esperienza diretta e, di conseguenza, abbastanza precisamente descrivibile.

Di contro, è davvero difficile riferire in modo certo una qualunque considerazione sul Doppio Immortale poiché solo chi lo ha conseguito ne può parlare con cognizione di causa e non è (ancora) il mio caso. Così, tutto ciò che possiamo affermare riguardo a quest’oggetto è puramente ipotetico. Ne consegue, altresì, che descrizioni diverse hanno la medesima possibilità d’essere vere (per dire, anche quella che sostiene la sua non realizzabilità).

La seconda preoccupazione è fare chiarezza su alcune convenzioni tipografiche in uso nel testo. In particolare:

  • Doppio Mnestico è anche reso dall’acronimo DM;
  • Dialogo Interno è anche reso dall’acronimo DI;
  • Io Osservatore è anche reso dall’acronimo IO;
  • Frequenza di Salto è anche reso dall’acronimo FS;
  • Doppio Immortale è privo di acronimo e, dunque, scritto per esteso ogni volta.

Un terzo fatto da tenere ben presente è che la parte percepente è sempre e comunque l’IO il quale usa, di volta in volta, l’uno o l’altro contenitore per distinguere la virtualità circostante, segnatamente sperimentando anzitutto la sofferenza e, di conseguenza, trasformandola in consapevolezza. E questo è propriamente l’aspetto agente (dinamico) della c.d. modalità dell’essere. In sostanza, un aspetto che vede l’IO saltare come un grillo fra i due contenitori in modo variamente frequente, al punto che è da tale Frequenza di Salto (FS) che dipende lo stato di coscienza nel quale il singolo individuo dimostra di muoversi a livello di Prima Attenzione.

La Frequenza di Salto

L’dea è semplice: ciò che vediamo di un individuo può essere un’immagine variamente complessa, determinata dal modo con il quale il suo Io Osservatore si relaziona con il Doppio Mnestico. In specifico, è ipotizzabile una scala di Frequenze di Salto (da zero a “n”) in base alla quale l’IO del singolo individuo oscilla fra il Soma e il DM.

Rispetto, quindi, a un livello di FS standard e che descriva un ambito percettivo definibile come normale, esisteranno individui nei quali la FS appare diminuita (sino a scomparire del tutto, in tal caso si parla di walking dead) e altri nei quali, viceversa, questa è più intensa, tanto da far apparire questi individui come maggiormente presenti a se stessi. Ecco, questo è un tema davvero centrale, da me colpevolmente omesso nella prima parte e in ordine al quale è possibile affermare alcune cose davvero interessanti.

Anzitutto e sulla base del principio appena esposto, si possono enunciare due regole generali:

  • la FS è il parametro della Presenza;
  • Ciascun individuo manifesta una propria FS, con ogni probabilità, in forma unica e irripetibile poiché legata al proprio patrimonio monadico che, come detto altrove, è diverso per ogni Burattino (vedi Anima);

Tanto più elevata sarà la Frequenza di Salto, tanto maggiore sarà l’intensità della Presenza del singolo individuo e, aspetto già visto nella prima parte, tanto più grande il pericolo, per lui, d’inflazione psichica. Questo è un fatto che ciascuno può verificare osservando i propri simili e che, molto facilmente, prende l’aspetto di un’autentica Hybris (ὕβϱις), termine greco traducibile con tracotanza o superbia ma che, tuttavia, altrettanto facilmente può divenire benevolenza e straordinaria apertura empatica. In ogni caso, ciò che traspare dal profondo di questi soggetti è una forza particolare, la quale è inevitabilmente declinata dai tratti essenziali ma che, tuttavia, si pone in modo oggettivo. Possono essere simpatici, antipatici, buoni, cattivi, aggressivi o remissivi ma risultano sempre, a loro modo, molto potenti. Infine, questo è il potere personale del quale si legge nei libri di Castaneda ed è, dal mio punto di vista senza alcun dubbio, il frutto diretto di un’elevata FS.

Ora, ciò che ho definito Presenza è descrivibile come uno stato complesso dell’essere giacché risultato dell’unione di coscienza e consapevolezza, ossia dei due parametri fondamentali che caratterizzano (quasi) ogni individuo. Di fatto, la consapevolezza è coscienza specializzata, individuata, tanto che è data coscienza senza consapevolezza, ma non il contrario (se volete, è del tutto corretto parlare di individuazione in termini propriamente junghiani). In proposito, ricordo che le due cose sono sostanzialmente diverse, giacché la coscienza è il dato primitivo che deriviamo dallo stato di Uno, mentre la consapevolezza, poiché legata all’esperienza che si manifesta dentro un sistema duale (molteplice, ancorché finito, discreto), è reale informazione. Intendo, quindi, la coscienza come lo stato dell’essere in solitudine (i.e. l’Uno), mentre la consapevolezza come la specializzazione scaturente dalla molteplicità caratteristica della dualità la quale è dominata dal principio di contraddizione. La coscienza, quindi, è uno stato primitivo che, come tale, preesiste in ogni singolo individuo e che, ad esempio, permette al feto di reagire alla fine della gestazione spingendo sulle pareti dell’utero per uscire. La consapevolezza, viceversa, è uno stato acquisito o, come detto, una specializzazione la quale si forma all’interno di un processo di sostanziale sofferenza (quando il feto inizia a spingere sotto lo stimolo della paura, già specializza una certa consapevolezza).

Ebbene, sotto questo profilo la Presenza diviene autentica sintesi olistica del Burattino poiché scaturisce proprio dalla manovra che l’IO a volte compie, saltando fra i contenitori. In effetti, potremmo affermare che se la coscienza è elemento che esiste durante l’intero periodo di veglia, poiché legata all’Ego, la consapevolezza esiste solo quando la FS è diversa da zero. Di conseguenza, più la FS è elevata, più la sintesi olistica che si caratterizza come Presenza è intensa e potente.

Il problema insolubile, se volete, è il secondo punto, ossia l’unicità di tale parametro. Capite bene che se ogni individuo esprime una FS unica e irripetibile, disegnare una scala di valori per questo parametro è un esercizio totalmente privo di significato, giacché qualsiasi scala ipotizzabile avrà il suo valore massimo coincidente con il numero degli individui esistenti in ogni singolo istante.

Approcciando il tema del Doppio Mnestico, mi sono chiesto più volte se fosse possibile stabilire una relazione di proporzionalità fra DI e FS, ossia affermare un legame fra i due parametri in modo tale che quando l’uno cambia, l’altro fa altrettanto (nonché, eventualmente verificare se si tratta di proporzionalità diretta o inversa). In effetti, le pratiche meditative sembrano offrire un risposta a questo problema avendo tutte, senza eccezione, il fine di indurre uno stato alterato di coscienza tramite il progressivo spegnimento del DI (si tratterebbe, quindi, di una proporzionalità inversa). Tuttavia, è altrettanto vero che stati di coscienza alterati possono essere raggiunti in modi diversi, non necessariamente legati alla diminuzione del DI e, anzi, in alcuni casi con incremento di quest’ultimo (penso all’uso di talune droghe).

La verità è che si tratta di un falso problema poiché il DI non è mai causa ma sempre e solo effetto dell’architettura egoica e la cosa diviene molto evidente proprio grazie all’esercizio dell’Agguato. Tale tecnica, infatti, dimostra in modo inequivocabile che la FS può variare a prescindere dall’intensità del DI. Il problema, infatti, riguarda esclusivamente ciò che il vecchio nagual denominava Punto d’Unione, ossia il luogo che determina in modo totale e cogente la nostra percezione. Un luogo deciso (forse) immediatamente dopo l’ingestione delle chiavi biologiche e, quindi, alla nascita della consapevolezza e in base al quale percepiamo il mondo così com’è e non in altro modo.

Infine, il problema non è il Dialogo Interno, ma solo la posizione del Punto d’Unione. Questa, infatti e come abbiamo visto, può mutare a prescindere dall’intensità dal Dialogo Interno. Ne consegue che l’intera questione ruota intorno al dilemma se un tale spostamento, ovviamente ai fini del conseguimento del Doppio Immortale, sia o meno conveniente.

Si osservi il seguente schema nel quale ho cercato di rappresentare lo spettro dei valori assumibili dal PU qualora questo lasci la posizione originaria.

 

Spostamenti del PU
Figura 1: Possibili spostamenti del Punto d’Unione e Frequenze di Salto

Per chiarezza, lo schema espone quattro quadranti sommariamente delimitati (A, B, C, D) in base al parametro della Frequenza di Salto e che indicano altrettanti modi di funzionamento della FS secondo che questa sia definibile, a prescindere dall’intensità, come sintonica ascendente, sintonica discendente, distonica o distruttiva.

  • La FS è sintonica (ascendente o discendente) qualora restituisca all’IO una percezione coerente e armoniosa. E questo può avvenire sia in diminuzione, sia in aumento di Dialogo Interno. Nel primo caso (sintonica ascendente), lo spostamento è verso l’alto, ossia con ampliamento coscienziale progressivo, mentre nel secondo (discendente) è verso il basso con conseguente restringimento del campo cosciente. È abbastanza intuitiva la considerazione che se ti trasformi in un corvo, avrai la coscienza di quell’animale conservando la percezione coerente e armoniosa caratteristica di quella specie. Così, lo stregone, quando acquieta il suo DI si sposta verso l’alto, producendo una FS sintonica che, ad esempio, gli consente di viaggiare in luoghi ultramondani. Viceversa, quando incrementa il proprio DI si sposta verso il basso, trasformandosi in uno dei suoi animali totem per muoversi in questo mondo o in realtà ancor più dense.
  • La FS è distonica qualora, pur aumentando d’intensità, restituisca all’IO una percezione disturbata. In tal caso, si assiste sia a un aumento del DI, sia ad una sua corruzione. Di talché, il flusso di pensieri tende al conflitto interiore, nonché all’incoerenza e si parla di disturbo nevrotico.
  • La FS è distruttiva qualora l’ovale della coscienza sia irrimediabilmente spezzato, casi nei quali il DI diventa caotico e del tutto incoerente e si parla di psicosi.

Si tenga presente che esistono molti modi per mantenere l’alterazione della FS per un tempo prolungato. Ogni sciamano che valga il pane che mangia ne conosce diversi e ne fa uso per i propri scopi e spesso si tratta dell’uso sapiente di chiavi biologiche o, come le chiama Castaneda, piante di potere. Tali pratiche inducono spostamenti percettivi tanto possenti da mantenere per diverso tempo una Frequenza di Salto intensissima (ascendente o discendente che sia), al punto che il Soma se la dorme da qualche parte, persino se in apparenza sta deambulando, mentre il DM scorrazza ovunque. Il problema, tuttavia, è che il sottoprodotto di tutte queste manovre è sempre ferale.

In proposito, è fondamentale rimarcare l’importanza intrinseca della posizione originaria del PU, ossia di ciò che fa di noi degli esseri umani. In specifico, rilevo come ogni eventuale spostamento del Punto d’Unione evidenziato dallo schema in Fig. 1 è trattato dalla psichiatria come un disturbo della personalità. Più propriamente, il DSM-5 categorizza come disturbo antisociale di personalità ogni comportamento umano che contravvenga alla legge e/o all’etica accompagnato, cito testualmente:

“da un’egocentrica, insensibile mancanza di preoccupazione per gli altri, accompagnate da falsità, irresponsabilità, atteggiamento manipolativo e/o tendenza a correre rischi”

Ebbene, questo modo di definire le patologie, per alcuni versi del tutto biasimevole poiché basato su elementi convenzionali (legge ed etica possono cambiare in modo rilevante per le diverse culture), si fonda su un dato oggettivo, ossia sul fatto che la posizione originaria del PU è quella che restituisce (sia all’individuo, sia alla specie) le maggiori probabilità di sopravvivenza. Tutto ciò, purtroppo e nella narrazione razionalista (dominata, come quella teista, dalla paura), acquista inevitabilmente una coloritura ideologica. E questo non va per niente bene. Tuttavia, sul Filo del Rasoio le pratiche che inducono spostamenti volontari del PU, se all’inizio del cammino e per determinati individui possono essere giustificate dalla necessità di agganciarne il Centro Magnetico, per il resto sono abbandonate poiché comportano sempre un prezzo molto elevato in termini di cristallizzazione golemica. Per fare un esempio, si pensi a colui che, pur volendo praticare poiché avverte una forte spinta animica in tale direzione, non riesce a decidersi per pigrizia, indolenza o per eccessiva attività auto-censoria. In questi casi, potrebbe essere opportuno l’uso di tecniche specifiche (comprese talune chiavi biologiche) per ottenere spostamenti del PU atti a scuotere l’individuo tanto da metterlo in modo inequivocabile davanti alla scelta se vivere come un guerriero, oppure no.

Salve tali eccezioni, quindi, i guerrieri del Filo non ricercano l’accesso al DM in modo diretto, bensì perseguono il punto d’equilibrio rappresentato proprio dalla posizione originaria del PU, aumentando in modo indiretto e progressivo la propria Frequenza di Salto attraverso la riduzione del proprio parco golemico, tramite la distruzione delle macchine che generano autocommiserazione e indulgenza (il modo per farlo è descritto in dettaglio nei due articoli L’Arte dell’Agguato e L’Arte dell’Agguato – Psicodinamica).

Questo genera qualcosa di unico poiché determina un aumento della FS mantenendo il PU nella posizione originaria, ossia e in termini stregoneschi, un aumento progressivo del potere personale (il terzo nemico dell’uomo di conoscenza). Ciò che dovrebbe consentire (ammesso che l’individuo riesca a vincere il terzo nemico) un avvicinamento graduale e armonioso al luogo nel quale avverrà l’unione, ossia la creazione di un Doppio Immortale.

Per questo il vecchio nagual insisteva così tanto sul fatto che la sobrietà è la qualità più rilevante del guerriero. Ciò a dire che egli rifiuta la compromissione golemica che inevitabilmente deriva dallo spostamento del PU, sia in modo volontario come nel caso degli stregoni, sia involontario come nel caso dei nevrotici e degli psicotici. Al contrario, tramite l’agguato costante alle proprie emozioni, il guerriero costruisce una personalità fortemente compensata e potente poiché caratterizzata da una fluidità crescente del parco golemico. Ciò produce inevitabilmente una FS viepiù intensa, con un IO che non permette, se non in casi eccezionali, al PU di lasciare la posizione originaria.

In conclusione, sul Filo del Rasoio l’accesso consapevole ed esclusivo al Doppio Mnestico è solitamente evitato. Tuttavia, nei pochi casi nei quali un tale accesso si renda necessario, questo e trattato con estrema attenzione e sotto condizioni rigorosissime, alla medesima stregua di come un artificiere manipola la pentrite o la nitroglicerina.

Il Doppio Mnestico (Prima Parte)

 

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