Il richiamo della foresta

Camminare per una settimana, senza scopo alcuno, se non quello di muoverti, riporta la tua anima al centro del labirinto. Vai a capire se poi il centro è esso stesso l’uscita. Fatto sta che devi andare incontro al tuo Minotauro (K, per gli amici), per poterlo abbattere, tanto quello sempre lì a romperti i maroni se ne sta, dalla mattina alla sera. E ogni riferimento a Delo, Westworld e Cnosso è puramente casuale. Continua a leggere Il richiamo della foresta

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L’Ultimo Paradigma

Il Sole Arcani Maggiori

Premessa

Esiste la possibilità concreta che la parabola umana sia giunta al suo termine e ciò per una serie di motivi che ho già avuto modo di descrivere altrove. Ora, una simile evenienza comporterebbe un problema, almeno in apparenza, abbastanza complesso e relativo alla necessità di progettare un paradigma percettivo diverso da quello che l’umanità ha adottato dal tempo della sua comparsa sulla Terra e che ne ha caratterizzata la storia, perlomeno quella conosciuta. Continua a leggere L’Ultimo Paradigma

In cammino verso l’uomo verde

Dopo un mese di cammino casa-lavoro lavoro-casa, decisi che forse era ora di fare il grande passo. In realtà non decisi un bel niente, ma mi capitò fra le mani un libro, “la legge della Giungla”. Sembrava scritto da un fratello, da un amico di sempre, da un cugino anzi, che a volte sono persone più speciali dei fratelli. Si parlava dell’infanzia trascorsa in un branco di lupetti, ma poi si facevano riferimenti ad un altro testo. Un link dopo un altro, mi imbattei in un romanzo sul camminare, “Nessuno lo saprà mai”. Esatto, se non cammini, non saprai mai cosa farai scattare nella tua realtà. E io volevo saperlo, come spostare l’attenzione dell’anima, da me stesso alla strada. Continua a leggere In cammino verso l’uomo verde

Di come, camminando, diventai coprofago

“Ora che sei consapevole, ti rendi conto di quanto la vita, l’universo e tutto il resto siano un pasto eterno, a base di merda. Ma a te resta una decisione sublime: puoi scegliere se farti imboccare da qualcuno, oppure decidere di prenderti quel cucchiaio e iniziare a mangiare per conto tuo”.

Questo fu uno degli ultimi e più importanti insegnamenti del vecchio, perciò decidesti di affrontare il tiranno del negozio dei dischi di petto, così da prenderti ciò che ti spettava di diritto: il cucchiaio di legno per la tua razione di merda quotidiana. Come tutti i tiranni che si rispettano, ti avevano reso schiavo del classico schema padre-figlio, master-slave. Ti do un minimo di considerazione, ti faccio sognare una carriera in questo buco di culo di negozio, in cambio tu sarai mio. Per un certo periodo, ti faceva comodo lasciarti imboccare, poi eri fuggito senza affrontare mai quel rapporto morboso che ti eri andato creando. Così il tuo peggiore amico, K, ti aveva donato una nuova occasione, facendoti incontrare il tiranno proprio lungo la via del ritorno a casa. Senza considerare che, l’apparizione del tiranno, era avvenuta ad un centinaio di metri dall’albero di Kappa (ma questa è un’altra storia).

Insomma, invece di cambiare strada, il guerriero ormai in cammino, che stavi diventando, lo portasti di fronte al suo più recente tiranno. Quel personaggio archetipico, un misto di Mangiafuoco e Omino di burro, aveva attinto alle tue energie migliori. Se da un lato, ti aveva umiliato e reso succube, dall’altro ti aveva dato l’occasione di prendere di petto una delle tue false personalità (il buon figliolo) e iniziare a distruggerla. L’incontro su viale della Serenissima, si risolse in tuo favore: non cadesti preda delle false moine di quel mostro, ma in maniera impeccabile imparasti cosa significava iniziare ad essere inaccessibile. Se lui aveva bisogno di te, saresti stato tu a decidere se, come e quando presentarti a dargli una mano. Fuggire, scomparire, rifiutare le chiamate (lo avevi capito), avevano lo stesso potere su di te, sempre schiavo saresti rimasto. Imparare a dire di no e parlare col mostro: ecco come lo avresti annientato.

Il cucchiaio per divorare la merda era ora nelle tue mani, e non vedevi l’ora di utilizzarlo per mangiare tutto quello che ti circondava. “Tanto la merda è tutta intorno a te, perché non prenderla di petto ed essere tu stesso a decidere di ingozzarti? Impara, è tutta merda d’artista così!” Fu così che iniziasti a decidere in maniera impeccabile tutte le sfide a cui prendere parte e a ridere di tutti gli altri tiranni che, piano piano, comparivano per morire di lì a poco. Il cammino proseguiva, e tu e il Filo iniziavate a flirtare come mai prima era successo.

I primi passi del cammino di un Guerriero

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Come tutte le notte, sognavi, e come tutte le mattine ti alzavi, in preda all’angoscia. Angoscia di essere abbandonato (ma da chi, pirla!?), angoscia di lasciare la notte per andare sul luogo di lavoro. Angoscia di non sentirti compreso da nessuno. Angoscia tipica della Coscienza Creatrice, ecco cosa sei. Ma quella mattina era diverso: avevi deciso di metterti in cammino. Era ora di provare a giocare con le Ottave attraverso uno di quei famosi Shock Addizionali, tanto cari al tuo compagno di avventure Franco Battiato. Continua a leggere I primi passi del cammino di un Guerriero

Camminare lungo il fiume, che è l’Anima

Vi avevo parlato di come iniziare il cammino. Prima di procedere con i passaggi intermedi, faccio un salto direttamente verso la fine del percorso. Perchè è successo tutto ora, e perchè forse può farvi gola sapere cosa vi aspetta.

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Eri lì, che camminavi da giorni. Avevi pescato il tuo tarocco del presente, le stelle. Tutto tornava, tutto quadrava, ti stavi aprendo, ti stavi distruggendo di fatica, e ti stavi rendendo fluido. Stavi risalendo il Rodano dalle saline, il fiume scorreva placido, silenzioso e solitario al tuo fianco, quando decidesti di chiudere gli occhi e, lungo l’asfalto bollente, iniziare a camminare ad occhi chiusi. Continua a leggere Camminare lungo il fiume, che è l’Anima

In cammino… sul filo del rasoio

Per capire meglio questa serie di considerazioni, è opportuno leggere innanzitutto la Teologia della Liberazione.

L’intento di questa sorta di diario, è quello di fornire una esperienza diretta di una vita qualunque che entra in contatto col Filo del Rasoio.

Prologo

Checchè ne dica Aristotele, l’uomo è un bipede presuntuoso. Ci vogliono anni e anni di addestramento, più o meno consapevole, per diventare un bipede ridens.

Chi ha avuto la fortuna, come me, di imbattersi sul filo del rasoio, aveva già capito l’importanza della risata, ma solo attraverso l’addestramento, la affiniamo e ne capiamo lo scopo. Ma andiamo con ordine.

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