Il Filo del Rasoio

Premessa

L’intento di questo lavoro è connotare in modo efficace (e, possibilmente, breve) l’insieme di conoscenze denominate Filo del Rasoio, cercando di fornirne una visione globale anche, eventualmente, confrontandolo con altre esperienze filosofiche. A tal proposito e di seguito, mi riferirò al Filo del Rasoio semplicemente come Filo evitando, per quanto possibile, i riferimenti alla mia storia personale e cercando di presentarlo per ciò che è in realtà: un corpus autonomo e a se stante, caratterizzato da tratti assolutamente singolari e nuovi rispetto a qualunque altra realtà coesistente (o preesistente). Mi sentirei, altresì, di chiedere al lettore una certa comprensione per le eventuali sfumature indulgenti che, credo inevitabilmente, troverà sparse nel testo. Del resto, il Filo, almeno nella sua attuale forma, è una mia creatura e, come si dice a Napoli: i figli so’ piezz e core. Continua a leggere Il Filo del Rasoio

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Di come, camminando, diventai coprofago

“Ora che sei consapevole, ti rendi conto di quanto la vita, l’universo e tutto il resto siano un pasto eterno, a base di merda. Ma a te resta una decisione sublime: puoi scegliere se farti imboccare da qualcuno, oppure decidere di prenderti quel cucchiaio e iniziare a mangiare per conto tuo”.

Questo fu uno degli ultimi e più importanti insegnamenti del vecchio, perciò decidesti di affrontare il tiranno del negozio dei dischi di petto, così da prenderti ciò che ti spettava di diritto: il cucchiaio di legno per la tua razione di merda quotidiana. Come tutti i tiranni che si rispettano, ti avevano reso schiavo del classico schema padre-figlio, master-slave. Ti do un minimo di considerazione, ti faccio sognare una carriera in questo buco di culo di negozio, in cambio tu sarai mio. Per un certo periodo, ti faceva comodo lasciarti imboccare, poi eri fuggito senza affrontare mai quel rapporto morboso che ti eri andato creando. Così il tuo peggiore amico, K, ti aveva donato una nuova occasione, facendoti incontrare il tiranno proprio lungo la via del ritorno a casa. Senza considerare che, l’apparizione del tiranno, era avvenuta ad un centinaio di metri dall’albero di Kappa (ma questa è un’altra storia).

Insomma, invece di cambiare strada, il guerriero ormai in cammino, che stavi diventando, lo portasti di fronte al suo più recente tiranno. Quel personaggio archetipico, un misto di Mangiafuoco e Omino di burro, aveva attinto alle tue energie migliori. Se da un lato, ti aveva umiliato e reso succube, dall’altro ti aveva dato l’occasione di prendere di petto una delle tue false personalità (il buon figliolo) e iniziare a distruggerla. L’incontro su viale della Serenissima, si risolse in tuo favore: non cadesti preda delle false moine di quel mostro, ma in maniera impeccabile imparasti cosa significava iniziare ad essere inaccessibile. Se lui aveva bisogno di te, saresti stato tu a decidere se, come e quando presentarti a dargli una mano. Fuggire, scomparire, rifiutare le chiamate (lo avevi capito), avevano lo stesso potere su di te, sempre schiavo saresti rimasto. Imparare a dire di no e parlare col mostro: ecco come lo avresti annientato.

Il cucchiaio per divorare la merda era ora nelle tue mani, e non vedevi l’ora di utilizzarlo per mangiare tutto quello che ti circondava. “Tanto la merda è tutta intorno a te, perché non prenderla di petto ed essere tu stesso a decidere di ingozzarti? Impara, è tutta merda d’artista così!” Fu così che iniziasti a decidere in maniera impeccabile tutte le sfide a cui prendere parte e a ridere di tutti gli altri tiranni che, piano piano, comparivano per morire di lì a poco. Il cammino proseguiva, e tu e il Filo iniziavate a flirtare come mai prima era successo.

In cammino… sul filo del rasoio

Per capire meglio questa serie di considerazioni, è opportuno leggere innanzitutto la Teologia della Liberazione.

L’intento di questa sorta di diario, è quello di fornire una esperienza diretta di una vita qualunque che entra in contatto col Filo del Rasoio.

Prologo

Checchè ne dica Aristotele, l’uomo è un bipede presuntuoso. Ci vogliono anni e anni di addestramento, più o meno consapevole, per diventare un bipede ridens.

Chi ha avuto la fortuna, come me, di imbattersi sul filo del rasoio, aveva già capito l’importanza della risata, ma solo attraverso l’addestramento, la affiniamo e ne capiamo lo scopo. Ma andiamo con ordine.

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